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AMINAMUNDI
un contributo creativo alla poesia
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(quadro Edward Robert Hughes vedi video Aminamundi)

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IN EVIDENZA BACHECA
21 marzo 2012 - un tributo in memoriam di TONINO GUERRA ,,, un amico, un poeta un artista dell'arte cinematografica. una poesia di Tonino " i sacrifici". /miryart
Elio Pagliarani 25 maggio 1927 - 08 marzo 2012
presentazione poesia tratta dalla sillogge La ragazza Carla (1960) Sono momenti belli: c'e' silenzio.
Elio Pagliarani - Poeta, scrittore, critico letterario. Fece parte del Gruppo 63 e fu co-fondatore della Coperativa degli scrittori. Nel 1971 fondò la rivista Periodo ipotetico e negli anni Ottanta fondò e diresse con Alessandra Briganti la rivista di Letterature Ritmica.
03 febbraio 2012 WISLAWA SZYMBORSKA un tributo in memoriam...
PREMIO NOBEL (poetessa polacca) - nel video
presentazione poesia - FOGLIETTO ILLUSTRATIVO
Fernanda Pivano - nel video presentazione:
La collina di Edgar Lee Master tratta dall'Antologia di Spoon River
tributo (in memoriam di Fernanda Pivano 1917 - 2009 e Fabrizio De Andrè)
Alda Merini (1931-2009)
testo: L'isola dedicata al poeta Arturo Schwartz - in ricordo dela poetessa
Andrea Zanzotto 1921-2011/ (un tributo in morte 18 ottobre 2011)
poesia di Zanzotto Il cielo -video in memoriam - miryart
IL FUOCO L'OMBRA E LA MORTE video arte-poesia Milano Palazzina Liberty (video-presentazione artisti)
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tratto da un'intervista a FRANCESCA TUSCANO
"Un contatto più stretto tra critici e poeti
ottobre, 2010
La poesia deve essere innanzitutto arma di libertà, nel linguaggio come nel contenuto. E il critico che se ne occupa deve essere altrettanto libero, ideologicamente e moralmente. Il peso emotivo ed intellettuale di un poeta (per tornare a Bertoldo) è direttamente proporzionale alla sua libertà - dai compromessi, dalle mode (e questa volta è più che mai giusto ricordarle!), dai vincoli con il potere. Altrimenti, la poesia, da somma forma di espressione diventa il più volgare e misero dei giochetti. Il vero critico - che si occupa di vera poesia - deve fare proprio questo, distinguere il giochetto dalla poesia. I criteri di Bertoldo (per quanto espressi in modo assai più semplice che nei suoi scritti teorici) sono senz’altro validi, e non si deve temere di affermare che sì, è sempre esistita una “élite buona”, soprattutto nel campo della poesia, perché ogni poeta che sia tale è non solo un abisso di vita, ma anche un abisso di conoscenza, e questo non è dato di essere a tutti. Così come un critico, per poter distinguere quegli abissi, deve averne esperienza altrettanto diretta (per essere brutalmente espliciti, meglio dichiarare la propria ignoranza, come Socrate, che riempire i propri giudizi di citazioni tratte da Internet). I poeti e i critici formalisti vissero a strettissimo contatto, e crearono insieme teoria quanto poesia, parlando, studiando, scrivendo e leggendo le opere gli uni degli altri. Majakovskij esigeva addirittura dai suoi amici teorici e filologi (e Jakobson era tra loro) di aiutarlo nella sua creazione, e Jakobson cercava, con altrettanta umiltà e passione, nelle opere degli amici poeti, (a partire da Chlebnikov), il fondamento delle sue teorie. Dunque, critica e poesia vivevano in simbiosi, l’una legata all’altra non per vincoli di potere ma per comune interesse scientifico e ideologico. Dimostrando, così, che proprio l’appartenere ad una “élite” (se per essa si intenda una minoranza di intellettuali dalla solida preparazione scientifica) comportava la grande responsabilità (e la grande gioia) di indagare l’autonomia dell’arte per trovarvi la forma più incisiva di comunicare la realtà (della storia quanto degli oggetti). Non a caso, per Stalin, formalista divenne sinonimo di dissidente, e per questo il realismo socialista da lui voluto fu di gran lunga più ‘irrealista’ del futurismo formalista. E sempre per questo la maggior parte dei formalisti fece una brutta fine, durante lo stalinismo.
Si può auspicare - finalmente! - un contatto più stretto tra critici (veri) e poeti (veri)? Si deve, altrimenti tutti i giochi sono davvero fatti. E per farlo si dovrebbe avere innanzitutto il coraggio di mettere da parte ciò di cui molti di noi peccano e di cui non peccarono i formalisti - l’arrivismo, il narcisismo, il protagonismo (esistono le cricche ‘alte’, ma ne esistono anche di ‘basse’). Il rapporto tra intellettuali, tra critici e poeti si deve basare su una reale stima reciproca, non su uno scambio di favori. La distinzione tra gruppi di intellettuali che si scambiano opere e teorie e “cricche” esiste. E se si vuole salvare il salvabile si deve leggere più che scrivere, vivere più che esibirsi. Moralismo? Forse, o forse semplice constatazione di una realtà tanto misera quanto amara. In fondo, quello che si richiede, ormai, è davvero il minimo - non si pretende certo di partecipare ad una rivoluzione per crearsi gli spazi di libertà d’espressione necessari (sebbene, la voglia talvolta venga...), ma di provare a ridare senso al ruolo fondamentale, civile ed etico, della poesia e della critica, quello che ha portato un movimento come il formalismo a dare una svolta decisiva al pensiero del Novecento.
NOVALIS
Inni alla notte (1800) Novalis nell'opera senz'altro più completa della sua produzione letteraria, considera lo spazio notturno il regno della fantasia e veicolo dell'infinito. La Poesia è descritta nel significato di creazione (dal verbo greco poiew , fare): essa produce realtà, anzi la realtà vera, che non é la banalità del quotidiano, ma é il prodotto dello spirito. "La poesia é il reale, é la realtà assoluta. Questo é il nocciolo della mia filosofia". La poesia é dunque vera conoscenza e vera scienza.
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Coloro i quali trovano nelle cose belle significati belli
sono persone colte. Per questo c'e' speranza.
(O. Wilde)
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