lunedì 23 ottobre 2017   ::  
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Maria Grazia

 

CALANDRONE

 

 

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archivio aminAMundi/foto di M.Calandrone


Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964, vive a Roma): poetessa, drammaturga, performer, organizzatrice culturale, autrice e conduttrice di programmi culturali per RAI Radio 3, critica letteraria per il quotidiano “il manifesto”, cura la rubrica di inediti “Cantiere Poesia” per il mensile internazionale “Poesia”.

 

 

   Bibliografia 

 

Pietra di Paragone (Tracce, 1998 – edizione-premio Nuove Scrittrici 1997)

la scimmia randagia (Crocetti, 2003 – premio Pasolini Opera Prima)

Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005)

La macchina responsabile (Crocetti, 2007)

Sulla bocca di tutti (Crocetti, 2010 – premio Napoli)

Atto di vita nascente (LietoColle, 2010)

L'infinito mélo, pseudoromanzo con Vivavox, cd di sue letture dei propri testi (luca sossella, 2011)

La vita chiara (Transeuropa, 2011);

Maria Grazia Calandrone è inserita nella raccolta Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012);

scrive testi teatrali per Sonia Bergamasco e la sua poesia è tradotta in: ceco, francese, giapponese, greco, inglese, iraniano, portoghese, russo, serbo, siriano, spagnolo, svedese, tedesco e turco.

Il suo sito è www.mariagraziacalandrone.it

 


novità editoriale (antologia)

 

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Nuovi Poeti Italiani 6 - edizione Einaudi

 

NUOVI POETI ITALIANI 6 Antologia curata da Giovanna Rosadini, che accoglie le seguenti poetesse (Alida Airaghi, Antonella Bukovaz, Daniela Attanasio, Franca Mancinelli, Gabriela Fantato, Giovanna Frene, Isabella Leardini, Laura Liberale, Laura Pugno, Livia Candiani, Maria Grazia Calandrone, Rossella Tempesta

 

 


poesie di Maria Grazia Calandrone

 

dalla silloge: Sulla bocca di tutti

 

(CROCETTI EDITORE - 2010)

 

 

La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata

dei finimenti muscolari, le valvole

che l’hanno finalmente abbandonata

sulla terra, l’angolo umile che fa la testa

per celare il sorriso

sulla cruda colonna del corpo

dice: ti ho aspettato per tutta la vita

ho visto la tua vita

nei miei sogni e tutta, notte

dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte

quando il cielo pieno di meraviglia coincideva

con la bolla degli alberi agitati dalla piena

luna, io mi svegliavo

per causa dei tuoi sogni

e portavo il tuo nome come una bandiera

che saliva dal petto e mi rendeva

invisibile: di me

si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo

che avremmo dovuto terminare vicini

qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso

eccomi, sono qui per finire

nella tua fine, per aspirare l’ultimo respiro

dalla tua bocca

e soffiarlo attraverso la bocca

che dopo te nessuno ha più baciato,

al cielo.

 

 

 

 

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dalla silloge: LA VITA CHIARA

(Transeuropa - 2011)

 

da ALLA SUA ULTIMA MUSA

– per la voce di Sonia Bergamasco –

 

 

"Nulla sia noto di noi che il sorriso"

F. Chopin

[…]

Suono come lo sconosciuto sui binari ieri

ripeteva quel nome, io suono

la fantasticheria per il bel tempo – ma al chiaro sotto

la terribile ulna

della luna dove anche i cani

parlano un'altra lingua

e i laghi

mossi come animali per il maltempo

sondano la riva

con le zampe

liquide

infette

e nere. Dormono altrove – in

me – i bianchi massi spirituali delle capre

nella campagna canora, dormono

i fuochi accesi nelle case

posate in tutta la lontananza della terra

e la zuffa dei cani. Tanto

aperta e segreta era la notte, tanto era l'algore

delle mie dita

artiche e le mani

quasi scomparse

nel museo naturale

di Parigi che luccica

di acetilene e ghigliottina. Suono così

per il mio amore, suono Maria come se ti cercassi

al tuo vecchio indirizzo.

 

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poesia tratta da:

OPERA 9/11: la cecità amorosa

Grazie per le barche ferme
nella giornata grande e bellissima
con i ponti abbassati e le cabine
piene di luce.
Diranno che nel fumo si formavano volti
estranei. Incolperanno
gli innocenti
li attaccheranno nelle loro case
con gli eserciti.
Inserisci la lingua nel fermaglio
e domanda la grazia del martirio.
Grazie per l’alba fresca e senza vento
che precede l’inizio
e i voli chiari e calmi
separano il pomeriggio in due coppe
di effimero argento.

Non avevo nemici, avevo
sospensioni, ero seduta a pensare
non so
sopportare l’amore, il cuore si corrompe e si rassegna
sul ramo
e un’euforia mi circola nel sangue come il muso di un lieto
somarello che bruca
la radura nel centro del mattino.
Non creare eccessiva sofferenza all’animale
durante il sacrificio
controlla che la lama sia tagliente.
Mattutino è il mio cuore
liberato dall’uomo e domenicale
pagliuzza
fra i denti dell’altissimo.

Quando hanno adagiato il corpo sull’altare nell’aria c’era soprattutto
silenzio
e il mercurio di migliaia di lampadine
radiazioni e vanadio più che nell’incendio
dei pozzi di petrolio e nella sordità dei crematori.
Grazie per quel filo di pietà che resiste
nella trina sul collo di lei.
                



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