lunedì 23 ottobre 2017   ::  
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William Shakespeare

Love e mistery  

 

Se parlate d’amor, parlate piano

(Don Pedro, Molto Rumore Per Nulla, atto III, scena I)

 

 

William Shakespeare era Inglese?

 

Forse si può affrontare questa annosa questione sulla base di una polisemia che porti ad una pluralità dei modi d’indagine, piuttosto che rincorrere una riconoscimento che arrivi alla immanenza della connotazione univoca.

Inglese? Le notizie della nascita di un William Shakespeare  a Stratford e una sua brevissima (tre anni) frequenza in una scuola locale dimostrano piuttosto il contrario: un personaggio come Shakespeare famosissimo già ai suoi tempi non poteva non lasciare appena qualche traccia. Moglie, figli e tomba, forse qualche falso storico ben confezionato.

Dove aveva imparato tanta conoscenza? Quali i suoi maestri? Risposte che indirizzano a un personaggio parallelo, ma forse egli stesso il personaggio.

John Florio 1) . Un intellettuale di cui invece (e stranamente sino alla comparsa del personaggio Shakespeare) si sa moltissimo; egli era d’origine italiana e in stretti rapporti con Giordano Bruno con cui scrisse la commedia Love’s Labour’s lost che, secondo lo studioso J. Harding, fu rielaborata da Florio e Will (uno “Shaksper” da Stratford) erroneamente considerato l'unico ed esclusivo  Shakespeare’. Florio nel 1583 diventò tutore del Conte di Southampton, Henry Wriotesley.

Lo stesso H.W. cui sono dedicati i 126 sonetti a firma di William Shakespeare?

Coincidenza che Florio e William Shakespeare  conoscessero il personaggio? Eppure Florio e Shakespeare  pare non si siano mai incontrati. Per incontrasi infatti bisogna essere due  persone diverse…

Alcuni studiosi hanno analizzato il rapporto Florio-Shakespeare: il Tassinari  scrive “Shakespeare? E’ il nome d’arte di John Florio”; John Harding, che ha  dedicato anni di ricerca al rapporto Florio-Shakespeare, aggiunge che intorno  al 1584 Florio firmava con lo pseudonimo di John Soowthern, tradotto in   italiano ‘Giovanni che proviene dal sud’. In questo caso Italia del Sud.

Alcuni Paesi o Città tentano di candidarsi a luogo natale di William Shakespeare.

Ne segnalo uno tra gli ultimi: Messina, forte del rinvenimento della  trascrizione del battesimo (lo stesso 1564) di un Michele Agnolo Florio,  figlio del medico Giovanni Florio (tradotto John Florio) e della nobildonna  Guglielmina Crolla Lanza2 (tradotto Willelmina Shake Speare (doppio   cognome).

Questo Michelangelo Florio studio’ latino, greco e storia presso i Francescani   di Messina3 prendendone il saio, ma a 15 anni fu costretto a fuggire con la   famiglia in Veneto, a causa delle idee calviniste del padre, condannato al rogo  dal Sant'Uffizio per aver pubblicato un libello sgradito alla Chiesa cattolica.

I primi dubbi sulla nazionalità del Bardo vennero colti proprio in Italia, nei  primi anni venti del secolo scorso, quando venne ritrovato un volume di   proverbi, I secondi frutti, scritto nel XVI secolo da uno scrittore calvinista del  Nord Italia, tale Michelangelo Crollalanza. Molti di questi detti sono gli stessi   utilizzati da William Shakespeare nell’Amleto. Coincidenza? E’ la prima.

Qualche anno più tardi il professor Besta, dell'Università di Palermo, annotò  le perplessità che provenivano anche da alcuni biografi del sommo poeta.

Il quesito é sempre quello: William Shakespeare era veramente Inglese? O,  come ha sostenuto il Prof. Iuvara, era originario di Messina?

  

Questa attribuzione di paternità fa sorridere gli Inglesi che usano l’arma dell’ironia per non affrontare – a sufficienza – l’argomentazione. Messina? Quella piccola città del sud del sud Europa?

Invece in quell'epoca era una città molto fiorente e ricca di risorse culturali.

La Messina di metà Cinquecento con oltre 100.00 abitanti era più grande diLondra, che ne contava 70-80.000. Era una delle capitali del Rinascimento e le sue costruzioni erano in muratura (e non di legno) con disegni e dettagli scultorei dei migliori architetti dell’epoca, quasi tutti formati alla scuola di Michelangelo. Messina, ancor prima di Roma, aveva un piano regolatore ante litteram, aveva l’acqua portata da un acquedotto sotterraneo, un’Università  fondata direttamente da Sant’Ignazio4, un Palazzo reale in costruzione, un  fiorente commercio (e produzione) della seta, un sistema di navi commerciali  e da corsa5 pari (e di rinforzo) a quello dei Cavalieri di Malta… Non era  l’attuale Messina che giace sopra ‘quell’altra città’ (terremotata e bombardata) di cui porta solo il nome.

 

 

Messina   era presente nelle sue opere?  

 

Sì, è quella presente in Antonio e Cleopatra (1608), Racconto d’inverno

(1611) e principalmente Molto rumore per nulla.

Nella prima dimostra che l’Autore conosceva bene un episodio ‘messinese’ del 36 a.C. e anche Plutarco che l’aveva scritta nella sua Vita d’Antonio.

Nell’ultima, interamente ambientata a Messina, William Shakespeare  racconta una Città, cui assegna un vantaggio: W.S. ci porge un’opera in cui la letteratura fa’ parte di  quei rari fenomeni storici in grado di illuminarne altri, in modo circolare – a  volte deformato ellittico – invece di esserne soltanto illuminata o peggio  determinata  In Molto rumore per  nulla  Egli non nomina una chiesa o un monumento messinese, perché a  quell’epoca non c’era ancora bisogno di guide. Shakespeare racconta la città  con una profonda analisi e trasposizione in versi della società messinese della  fine del ‘500. Se le date sopra riportate sono esatte lui è vissuto a Messina solo i primi 15 anni. Dunque racconta ciò che ha percepito nella prima  adolescenza. Il convento dei francescani della sua prima educazione, sintetizzato nell’intelligente ed arguto Frate Francesco celebrante del mancato  matrimonio dei protagonisti della commedia. S. ambienta il matrimonio in  ‘una chiesa’ che doveva essere proprio quella di S. Francesco d’Assisi fondata  nel 1254 quando S. Francesco era ancora vivo, seconda solo alla Cattedrale, e  la dice sede di una tomba di famiglia mai violata.

Descrive una nobiltà locale  (Leonato, Governatore di Messina), saggia e prudente nei confronti degli  occupanti spagnoli tutto intrigo ed inganni; descrive un ceto medio che vuole  scimmiottare gli aristocratici mutuandone il peggio e la bassa forza della  ronda di notte quasi colta perché due su tre sanno scrivere. Ciò non li esime   dall’essere presi in giro dalla classe veramente colta che li racconta come nelle  vecchie barzellette sui Carabinieri. D’altronde questa contrapposizione di  culture regge spesso il lato teatrale delle commedie di Shakespeare.  Aristocratici colti e preoccupati di come vestirsi e popolo argutamente spiccio   ed efficace nelle sue azioni.

“Quando i malfattori ricchi hanno bisogno dei malfattori poveri sono  quest’ultimi a stabilire il prezzo”.    I messinesi Leonato, Frate Francescano, Era, Beatrice e Dogberry/Corniolo6 in  Molto rumore per nulla  sono eticamente positivi in contrapposizione ai cortigiani aragonesi  che hanno mentalità, comportamenti e linguaggio differenti. Dogberry  possiede l’arguzia popolare, ha il compito di smascherare le macchinazioni   della corte (rappresentata come luogo di menzogne e falsità) e di cercare di  guarirla.

L’aragonese Don Pedro pronuncia la frase rebus “…dovranno seppellirla a  faccia in su”. Cosa significa? Tutti vengono sepolti così. E allora? Viene in aiuto un’antica metafora messinese che connota una persona superba o  semplicemente orgogliosa ‘ ‘ca nasca addritta’ (con il naso tirato in alto).

Descrizione fedele di Beatrice innamorata di Benedetto, ma orgogliosa anche da morta.

(Una strana coincidenza è – pare – il rinvenimento di un testo teatrale di  Michele Agnolo Florio intitolato Troppu traficu ppi nnienti oggi rielaborato  da Andrea Camilleri. Mettiamo pure un punto di domanda e concediamoci il  dubbio che sia lo stesso tradotto in Much Ado About Nothing…)

Tante coincidenze forse troppe uniscono i nomi Florio-Shakespeare.

Il mistero sulla biografia di W.S. potrebbe essere proprio una tramacapolavoro  di Shakespeare-Florio che dovendo fuggire da Messina a causa  della persecuzione religiosa (Il padre era calvinista) si rifugia a Venezia  (stessa casa di Otello), poi a Verona (innamorato di una certa Giulietta) e  Milano (La Tempesta) per finire in Inghilterra in casa di uno Shakespeare  cugino della madre. Magari discendente da quel ramo piurese (Chiavenna) che  aveva fiorente banco a Londra, magari che aveva già tradotto in inglese il suo  nome Crolla Lanza in Shakespeare.

Mentre W.S. camminava sul filo del rasoio della mancanza d’identità, ‘l’altro’  Florio era un’autorità indiscussa nell’ambito della letteratura e del teatro  (anche Sovrintendente ai Teatri Reali). Con una complicazione dalle tinte  gialle.  John Florio (Londra 1553-Fulham 1625), da fonti inglesi è detto figlio di  Michelangelo Florio7, nato durante il regno di Edoardo VI e audefinitosi   sempre «an Englishman in Italian».

Nella fonte italiana John è – al contrario – il padre di Michelangelo. A meno  di un nonno Michelangelo, un figlio John e un nipote ancora Michelangelo. 

Alla fine i nomi che si ricavano da questo voluto ‘polverone’ sono John  Florio, traducendo il nome del padre; William Shakespeare, traducendo il  nome della madre; il William preso a prestito da un defunto figlio del  guantaio/commerciante di pellami Shakespeare di Stratford; il John  Soowthern ‘Giovanni che proviene dal sud’. In aggiunta potrebbero esserci  due William Shakespeare: l’attore che il contemporaneo scrittore Ben Jonson  dice avere “poca conoscenza del latino e meno del greco” e il drammaturgo   che si firma William Shakespeare,  egli è profondo conoscitore di musica, letteratura latina e  greca, etichetta di corte, termini giuridici e marinari, che descrive l’Italia e dimostra carattere e spirito italiano…Alla fine, sino ai giorni nostri resta irrisolto un puzzle ben orchestrato e  aiutato dalla mancata pubblicazione della biblioteca (340 volumi e forse una  biografia vera) di William Shakesperare o J. Florio lasciata a Lord Pembroke e dispersa.

D’altronde il ‘fare confusione’ sulla propria identità8 era il meno che il Grande potesse fare per sfuggire all’Inquisizione inglese e al suo ribaltamento con la  restaurazione cattolica voluta dalla regina Bloody Mary.

 

 

Conclusione

Tutto ciò basta per avvicinare i due personaggi e dimostrarne l’origine messinese? No. Ciò significherebbe sconvolgere Messina con una paternità inaspettata e – ancor più – doversi assumere l’onere di aver culturalmente formato il più grande scrittore di tutti i tempi. Poi i Messinesi dovrebbero almeno intitolargli una strada e farsi promotori di (almeno uno) Convegno Scespiriano di Riconoscimento. Imparando anche dagli Inglesi come si valorizza un patrimonio culturale.

Conclusioni? Nessuna, solo dibattiti aperti e ipertesti da archivi ormai esausti. Florio o Shakespeare, Inghilterra o Italia interessa assai poco. La nostra fortuna è di avere una Autore d’eccellenza che continua a influenzare la letteratura mondiale ed essere il più apprezzato e rappresentato sui palcoscenici della Terra.

 

Giuseppe Provenzale

 

1 John Florio nacque a Londra nel 1553 da Michelangelo Florio, un erudito italiano riparato a Londra per motivi religiosi e personaggio molto introdotto nell’ambiente dell’aristocrazia inglese.

2 Lo Stemmario Crollalanza, ovvero il Dizionario Storico-Blasonico di G. B. Crollalanza, Pisa 1886 è considerato la "Bibbia Araldica" ed è riconosciuto da tutte le società araldiche come la fonte storica più autorevole delle famiglie nobili o notabili italiane. La famiglia è oriunda milanese. Giovanni Alboino, nel 1147 seguì Corrado III alla seconda crociata. Per il valore mostrato nei tornei fu soprannominato Crolla-Lancia. Suo figlio, Cristoforo stabilì la sua famiglia a Piuro nel contado di Chiavenna, dove si rifugiò dopo la distruzione di Milano (Federico Barbarossa, 1162) mentre suo nipote Cesare si trasferì a Palermo al seguito di Federico II di Svevia che lo nominò Revisore perpetuo delle vettovaglie. Poco dopo la metà del XVI secolo i fratelli Panfilo, Girolamo e Giovanni Andrea Crollalanza di Piuro si

stabilirono a Piacenza, aprendo una casa commerciale che con ricchissimi banchi in Amburgo e Londra.

3 S’insediarono in Sicilia nel 1255 iniziando quell’imponente chiesa ritratta da Antonello da Messina nella Pietà Correr.

4 Nel 1548, Ignazio de Loyola fondò a Messina il primo Collegio dei Gesuiti al mondo, ovvero il Messanense Collegium Prototypum Societatis Iesu. Dopo questo i Gesuiti ne fonderanno molti altri nel mondo facendo dell'insegnamento il segno distintiv0 dell'Ordine. Il Collegium in seguito si trasformerà nel Messanense Studium Generale e nell'Università di Messina

5 I corsari avevano una patente reale, i pirati no.

6 Dogberry (duro come il legno corniolo, o ‘dolce’ - sotto la scorza – come la ‘corniola’, nome messinese di un’uva bianca dagli acini allungati), è Ufficiale di pace e verace personaggio del ceto medio. Il suo linguaggio non è a livello dei cortigiani e queste sue difficoltà ‘linguistiche’ generano scene divertenti. Egli recita in una imprecisa forma inglese polisemica, usando l’italiano, il simil-spagnolo, la gesticolazione e/o usando alcuni malapropism ossia numerosi

‘buffi scambi di parole’. Dogberry recita: “Comparisons are odorous, palabras, neighbour Verges ” (i.e., odious; Act 3, Scene V).

7 Un esule italiano proveniente da Lucca. Sappiamo poco sulla madre di Giovanni, ma si pensa che fosse una inglese che Michelangelo conobbe negli ambiti di lord Burghley ossia William Cecil, consigliere della regina Elisabetta I. Ciò spiegherebbe la notevole competenza e conoscenza che Florio aveva della lingua inglese.

8 Segnalazione: ci sono due Università che hanno un Master programme sull’argomento dell’identità di Shakespeare:

- Concordia University (Oregon, USA) http://www.authorshipstudies.org

-Brunel University (London, U.K.) http://www.brunel.ac.uk/courses/arts/shakespeare/en5518

 

 

 Riferimento al testo: Casa della Poesia di Milano /3 dicembre 2012 incontro con  l'arch Provenzale sull'interpretazione di Shakspeare.

 

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