la grande bellezza, the lamb; Blake; miriam binda la grande bellezza and the lamb di Blake
lunedì 23 ottobre 2017   ::  
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LA GRANDE BELLEZZA di P. Sorrentino &   THE LAMB di W.Blake

 

 

la grande bellezza 14.jpg

video -

testo italiano-inglese della  poesia:  THE LAMB di William Blake - immagine dal film)

 

 

«Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che farci compagnia e prenderci un po’ in giro».

 

con questa frase Jep Gambardella poeta-scrittore dell'unico romanzo, da lui scritto con il titolo  Il capitale umano, nonché  protagonista del film "la grande bellezza". evidenza con una   manciata di parole,  il  bagliore  dell'apatia che, con l'arguzia dell'istinto di piacere  cerca di adattarsi  comodamente agli agi della così detta "dolce vita" romana,  ricca di  privilegi anche di carattere culturale.  

 Un'esperienza estetica, quella di Jep che non trascura l'atmosfera della  decadenza che si auto-compiace anche dei propri fallimenti.  Pur criticandosi, queste persone desiderano sempre riscuotere  ammirazione   per la  grande bellezza che  spesso con inganno è barattata con la grande ricchezza.   Ma jep - il re delle feste -  proprio nei momenti di solitudine, al rientro dalle nottate, si lascia andare  e come inesistente, abbandona i trucchi della  sua vita mondana per assaporare gli attimi di solitudine che si mostrano, all'alba  recline lungo il fiume e  sui  sentieri dei giardini animati dalla presenza  di fanciulli e monache, vestite di bianco.  Gli piace  osservare i luoghi della città che si risvegliano prima di essere invasi dai numerosi   turisti  che  ricercano, la grande bellezza di Roma,   nei monumenti  plagiati dalle  elaborate immagini pubblicitarie e dalle numerose fotografie turistiche.  Poi, nel film, qualche turista  stramazza a terra, stremato. 

Qualcun altro invece che fa parte dell'ambiente mondano della dolce vita romana, si suicida perché non sa più come comunicare la sua noia e la sua sofferenza. Ma per Jep Gambardella, il funerale è sempre un momento mondano, anzi per lui è "il  momento mondano per eccellenza".  perché  offre la possibilità di rappresentarsi  con la  massima eleganza.  Un cinismo maniacale per l'estetica che trionfa  indifferentemente  con la  morte dei sentimenti.   Eppure, nel film, qualcosa di nuovo si presenta sempre all'alba.  Alla fine della festa,  la luce soffusa  del primo sole, propone sempre qualcosa di nuovo da osservare con trasparenza. Così la cinepresa del regista, non si ferma e posa il suo occhio  sugli angoli incantati di una città che si colora di rosa.  Poi quando arriva sera, ed il giorno invecchia, con l'opulenza  degli incontri superficiali, mondani,  si unisce  il  desiderio di  fare qualche nuovo incontro, sempre considerato  all'altezza dei presenti.  Qualche nuova attrazione da mostrare anche attraverso qualità, fuori dall'ordinario  e con doti   eccezionali,  addirittura soprannaturali.  Così,  si presenta il personaggio "chiave" della mistica-santa. Si tratta di una persona straordinaria  che i "festaioli"  ricercano quasi si trattasse di un fenomeno da baraccone, da mostrare  a coloro che non hanno mai  conosciuto una persona  votata  alla povertà.    Ma la santa, si perde  e si rivela  nel  gioco poetico  che  sospende ogni giudizio:   si esprime solo  con il volo  dei fenicotteri rosa che si perdono, nei cieli di Roma, all'alba.  Ritornano alla loro meta misteriosa.  Intanto la musica e le parole  di William Blake - the lamb -   (l'agnello)  prende  parte viva  sul finale del film; proprio come l'alba la musica e la  poesia  di Blake  accompagna la figura  della   "mater santa" segnata dalle  rughe  delle sofferenze che non nascondono la consapevolezza di una grandissima gioia.    Ogni scena  della mater-santa  sembra   svanire nel volo  dei fenicotteri  rosa e   Jep Gambardella,  ad un certo punto si risveglia,   con un colpo di scena, ripensa alla gioventù, al mare ed all'attimo  in cui la grande bellezza ha trovato in lui,  un  essere autenticamente   fanciullo.   Forse è  l'effetto di un sogno disinteressato o il  gioco  momentaneo di un'innocente illusione......

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Agnellino, chi ti fece?

Sai chi ti fece?

Ti diede la vita, e ti disse di nutrirti

Dal ruscello e sopra il prato;

Ti diede un vestito di delizia,

Il più morbido vestito, di lana, chiaro;

(Chi) Ti diede una così tenera voce,

da fare gioire tutte le valli!

Agnellino, chi ti fece?

Sai chi ti fece?

(....)

            (autor: W:Blake)


miriam luigia . binda  / aprile 2014

 


 

William Blake

William Blake - Londra 28.11.1757 - Londra, 12.08.1827)  è stato un pittore, poeta, incisore  e miniaturista inglese.  L'opera di William  Blake è considerata talvolta oscura anche come fonte di ispirazione nell'ambito poetico e delle arti figurative.  Principale studioso delle sue opere: Sir Northrop Frye. Suggerimenti per approfondire la vita e le opere  di W.Blake: 

 

  W. M. Rosetti (editor), Poetical Works of William Blake, (Londra, 1874)

  A. G. B. Russell (1912). Engravings of William Blake.

  William Blake, Jerusalem, a cura di Marcello Pagnini  edizioni  Giunti, Firenze 1994.

  Jason Whittaker (1999). William Blake and the Myths of Britain, (Macmillan)

  William Butler Yeats (1903)  Ideas of Good and Evil.

  Joseph Viscomi (1993). Blake and the Idea of the Book, (Princeton UP).  


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