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AMINAMUNDI

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(quadro Edward Robert Hughes vedi video Aminamundi)

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03 febbraio 2012

 

Un tributo a  Wislana Szymborska

 

Addio a una vista

Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora bella
come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
sul tronco rovesciato d’una betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, ridere
e tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui stringa lei
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza ci
rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

 


 

Alda Merini (1931-2009) /video per aminAMundi /miryart

testo: L'isola dedicata al poeta  Arturo Schwartz - video in memoriam

 

Andrea Zanzotto 1921-2011/video per aminAMundi/miryart

poesia di Zanzotto Il cielo  -video in memoriam




Dove nasce la poesia? Nasce da un'intuizione inconscia?

Dante ci dice qualcosa....

 

Nel ciel che più della sua luce prende
fu’ io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là su discende;
perché appressando sé al suo disire,
nostro intelletto si profonda tanto,
che dietro la memoria non può ire.

 

(PARADISO canto I; 4-9  Dante Alighieri)

 


IL FUOCO L'OMBRA E LA MORTE video arte-poesia Milano Palazzina Liberty (video-presentazione artisti)


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tratto da un'intervista a FRANCESCA TUSCANO

 

"Un contatto più stretto   tra critici e poeti

 

ottobre, 2010

 

La poesia deve essere innanzitutto arma di libertà, nel linguaggio come nel contenuto. E il critico che se ne occupa deve essere altrettanto libero, ideologicamente e moralmente. Il peso emotivo ed intellettuale di un poeta (per tornare a Bertoldo) è direttamente proporzionale alla sua libertà - dai compromessi, dalle mode (e questa volta è più che mai giusto ricordarle!), dai vincoli con il potere. Altrimenti, la poesia, da somma forma di espressione diventa il più volgare e misero dei giochetti. Il vero critico - che si occupa di vera poesia - deve fare proprio questo, distinguere il giochetto dalla poesia. I criteri di Bertoldo (per quanto espressi in modo assai più semplice che nei suoi scritti teorici) sono senz’altro validi, e non si deve temere di affermare che sì, è sempre esistita una “élite buona”, soprattutto nel campo della poesia, perché ogni poeta che sia tale è non solo un abisso di vita, ma anche un abisso di conoscenza, e questo non è dato di essere a tutti. Così come un critico, per poter distinguere quegli abissi, deve averne esperienza altrettanto diretta (per essere brutalmente espliciti, meglio dichiarare la propria ignoranza, come Socrate, che riempire i propri giudizi di citazioni tratte da Internet). I poeti e i critici formalisti vissero a strettissimo contatto, e crearono insieme teoria quanto poesia, parlando, studiando, scrivendo e leggendo le opere gli uni degli altri. Majakovskij esigeva addirittura dai suoi amici teorici e filologi (e Jakobson era tra loro) di aiutarlo nella sua creazione, e Jakobson cercava, con altrettanta umiltà e passione, nelle opere degli amici poeti, (a partire da Chlebnikov), il fondamento delle sue teorie. Dunque, critica e poesia vivevano in simbiosi, l’una legata all’altra non per vincoli di potere ma per comune interesse scientifico e ideologico. Dimostrando, così, che proprio l’appartenere ad una “élite” (se per essa si intenda una minoranza di intellettuali dalla solida preparazione scientifica) comportava la grande responsabilità (e la grande gioia) di indagare l’autonomia dell’arte per trovarvi la forma più incisiva di comunicare la realtà (della storia quanto degli oggetti). Non a caso, per Stalin, formalista divenne sinonimo di dissidente, e per questo il realismo socialista da lui voluto fu di gran lunga più ‘irrealista’ del futurismo formalista. E sempre per questo la maggior parte dei formalisti fece una brutta fine, durante lo stalinismo.

Si può auspicare - finalmente! - un contatto più stretto tra critici (veri) e poeti (veri)? Si deve, altrimenti tutti i giochi sono davvero fatti. E per farlo si dovrebbe avere innanzitutto il coraggio di mettere da parte ciò di cui molti di noi peccano e di cui non peccarono i formalisti - l’arrivismo, il narcisismo, il protagonismo (esistono le cricche ‘alte’, ma ne esistono anche di ‘basse’). Il rapporto tra intellettuali, tra critici e poeti si deve basare su una reale stima reciproca, non su uno scambio di favori. La distinzione tra gruppi di intellettuali che si scambiano opere e teorie e “cricche” esiste. E se si vuole salvare il salvabile si deve leggere più che scrivere, vivere più che esibirsi. Moralismo? Forse, o forse semplice constatazione di una realtà tanto misera quanto amara. In fondo, quello che si richiede, ormai, è davvero il minimo - non si pretende certo di partecipare ad una rivoluzione per crearsi gli spazi di libertà d’espressione necessari (sebbene, la voglia talvolta venga...), ma di provare a ridare senso al ruolo fondamentale, civile ed etico, della poesia e della critica, quello che ha portato un movimento come il formalismo a dare una svolta decisiva al pensiero del Novecento.

 

NOVALIS

 

Inni alla notte (1800) Novalis nell'opera  senz'altro più completa della sua produzione letteraria, considera lo spazio notturno il regno della fantasia e veicolo dell'infinito.  La Poesia è descritta  nel significato di creazione (dal verbo greco poiew , fare): essa produce realtà, anzi la realtà vera, che non é la banalità del quotidiano, ma é il prodotto dello spirito. "La poesia é il reale, é la realtà assoluta. Questo é il nocciolo della mia filosofia". La poesia é dunque vera conoscenza e vera scienza.

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Coloro i quali trovano nelle cose belle significati belli

 sono persone colte. Per questo c'e' speranza.

(O. Wilde)

 

 

 

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