Camaldoli; Eremo di Camaldoli; Casentino Eremo di Camaldoli e monachesimo
venerdì 17 novembre 2017   ::  
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 (foto archivio aminamundi)

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BENESSERE SPIRITUALE:

Sacro Eremo e Monastero di CAMALDOLI 

Camaldoli - Italy  (Arezzo)


Monachesimo

Vi furono monaci prima del cristianesimo e ce ne sono anche oggi oltre i suoi confini. Il buddismo è una religione essenzialmente monastica, ma elementi monastici si trovano anche nel lamaismo tibetano, nel taoismo  cinese, nelle religioni azteca e inca dell'America pre-colombiana, nell'Islam (sufismo). Distacco dal mondo, rinuncia ai beni materiale e al matrimonio, ritiro  in solitudine, (individuale o comunitaria), ricerca spirituale sotto la guida di un anziano; questi gli elementi comuni al monachesimo di ogni religione.

Le figure monastiche più antiche sono quelle dell'India. Una è l'asceta nudo e itinerante del Rig-Veda 10,136 (testo sacro indù, circa 1500 avanti Cristo). Libero come il vento, egli è immagine del  bisogno umano  di superare  i fondamentali ereditati per formazione  sociale. 

Un'altra figura monastica antica è Siddharta Gautama, il Budda che vive nel VI sec. avanti Cristo.  La leggenda della sua conversione monastica fu accolta anche in Occidente, trasformata in una parabola cristiana (quella di Barlaam e Johasaph, che è del VI sec. d.C). Una riprova della forza di attrazione dell'idea universale del monaco, che supera spesso i confini culturali.

Non solo l'Ideale del monaco, ma anche la realtà vissuta dal monachesimo è sempre più grande di ogni definizione. Aspetti monastici della vita si trovano fuori dai chiostri e anche lontano da ogni scelta religiosa. L'archetipo  (cioè l'idea originaria) del "monaco interiore" riguarda ogni uomo che cerchi se stesso, cercando insieme  di liberarsi da ogni  condizionamento esterno.

Forse sono attratti da quell'idea anche gli uomini della metropoli post-moderna che abbandonano tutto e si rifanno una vita lontano da casa, mutano nome non avvertendo nessuno.

Il cristiano che si fa monaco o monaca sceglie una via di concentrazione totale sulla figura di Cristo; il distacco dal mondo, la solitudine e la libertà spirituale sono al servizio di quella scommessa. la liberazione radicale da ogni vincolo diviene, per il monaco cristiano, libertà di occuparsi dal Signore; di ascoltarne la Parola, di sperimentarne la benevolenza e di testimoniarla ai fratelli, senza fare distinzioni e senza giudicare nessuno.

I Camaldolesi

Da quasi un millennio Camaldoli vuol dire monaci.

Fu nel 1025 che Romualdo, un monaco di Ravenna, fondò - in questa foresta del Casentino - l'Eremo e il Monastero di Camaldoli, che da il nome alla "Congregazione Camaldolese dell'Ordine di San Benedetto". Essa conta nove fondazioni e 120 monaci in tutto.

Ancora oggi il suo scopo è quello della vita monastica secondo la Regola benedettina e gli antichi statuti camaldolesi.

 

Benedetto, nato quindici secolo fa a Norcia, in Umbria, ereditò una tradizione monastica già antica e venerabile. la regola che porta il suo nome  e che è una guida evangelica alla vita monastica - rende omaggio a questa eredità, ma anche la rinnova. tra le novità vi è la chiara affermazione del primato evangelico dell'amore e il superamento della fuga dall'umano che aveva caratterizzato alcune precedenti esperienze monastiche.

I benedettini del medioevo, compresi quelli di Camaldoli, interpretavano la Regola alla luce della Vita di San Benedetto, contenuta nel secondo libro dei Dialoghi di Gregorio Magno (VI secolo). Quelle due novità sono formulate nelle pagine di Gregorio.

Narra Gregorio nel capitolo 33 della vita di Benedetto, un "miracolo di sua sorella Scolastica". Monaca anche lei, ma aveva l'abitudine di venirgli a fare visita una volta all'anno e - l'uomo di Dio le scendeva incontro, non molto fuori della porta, in un possedimento del Monastero".

Ora sono vecchi e Scolastica vorrebbe prolungare i "santi obblighi" che potrebbero essere gli ultimi. "Non lasciatemi per questa notte".

Benedetto rifiuta, ma appellandosi alla sua regola di vita "non posso assolutamente pernottare fuori dal Monastero". Scolastica allora si rivolge al Signore "in profonda orazione" e viene la pioggia, che costringe Benedetto a restare con lei fino al mattino. Commenta Gregorio che Scolastica, in quell'occasione, ebbe più potere di Benedetto "perché Dio è amore e fu quindi giustissimo che potesse di più colei che amava di più".

In questo racconto è contenuta una originale teologia della vita monastica. Per Gregorio Magno, l'ascesi è l'osservanza delle regole vanno subordinate al primato evangelico dell'amore. Il radicalismo monastico viene così ricondotto alla radicalità evangelica, che lo umanizza e lo ricollega alla comunità dei credenti, la quale tutta è chiamata a vivere sotto la legge dell'amore.

Questo recupero dell'esperienza monastica alla comunità degli uomini e della Chiesa è espresso  con il racconto di una visione mistica concessa a Benedetto, nel cap. 35 della sua  vita. "Fu posto davanti ai suoi occhi tutto intero il mondo, quasi raccolto sotto un unico raggio di sole".

Questa visone del mondo fuori le mura del Monastero - non un mondo nemico, ma un mondo redento e trasfigurato dalla luce del Signore - è per la tradizione benedettina, come per i camaldolesi, il modello e la regola della vera contemplazione  monastica.

Dopo Benedetto e Gregorio, l'ideale del monaco non potrà più essere il disprezzo della materia e la fuga dalla comunione degli uomini.

In comunità con Benedetto, Romualdo legge la Regola alla luce della spiritualità evangelica, raccontata e insegnata da Gregorio Magno. Inoltre la prassi monastica di Romulado da grande importanza agli ultimi due capitoli della Regola: il 72 "lo zelo buono dei monaci" "Siamo premurosi nello stimarsi gli uni gli altri...nulla assolutamente preferiscano a Cristo"; e il 73 "questa regola non contiene la totalità di ciò che è giusto". Una norma, questa ultima, che fa spazio alla novità e alla libertà.

Romualdo all'origine di Camaldoli

All'origine di Camaldoli c'é il genio di Romualdo, solitario e itinerante, buon conoscitore della vita comunitaria della riforma cluniacense, egli non ripudia nessuna delle tradizioni che eredita e tute le fonde unendo l'eremo al Monastero.

Romualdo nasce a Ravenna circa l'anno 952. A vent'anni si fa monaco nell'abazia di Sant'Apollinare in Classe vicino  alla sua città. Dopo tre anni passati in monastero, parte per Venezia dove si mette alla scuola di un eremita di nome Marino.

Mentre conduce questa vita austera e nascosta, conosce uno dei principali riformatori monastici del X secolo, l'abate Guarino di Cuxà. nei Pirenei orientali, in quel tempo sotto il dominio della Catalogna,  passando per Venezia di ritorno da uno dei suoi numerosi viaggi in Medio oriente, Guarino invita Romualdo - che ha meno di trent'anni - a seguirlo e a fondare una cella eremitica accanto alla sua abbazia.

Qui Romualdo passa dieci anni, completando la sua formazione monastica e culturale, approfondendo l'esperienza eremitica alla luce della regola benedettina e delle fonti del monachesimo più antico.

Rientrato in Italia e ripreso contatto con la sua primitiva comunità di Sant'Apollinare in Classe, nel 998 accetta di diventare abate su richiesta del giovane imperatore Ottone III.

Ma l'anno seguente rinuncia all'ufficio e parte per Montecassino.

Gli ultimi vent'otto anni della sua vita sono i più intensi di viaggi, di attività missionarie e di fondazioni.

Segue la missione ai popoli dell'Europa orientale appena battezzati. Fonda e rifonda eremi maschili e femminili. Alla fine Romualdo si ritira in una cella accanto alla sua fondazione prediletta; l'abbazia di Val di Castro, nel fabrianese, dove muore il 19 giugno 1027.

 

 12 gennaio 2015 - Aminamundi redazione

(riferimento: - Itinerario  formativo e studi   Danilo Mori Albarello -   Don 20 dicembre - 9 gennaio 2015 )


 

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