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i quattro medaglioni col cervo-leone-grifone e unicorno (Monastero di Sant'Urbano Lucerna)

 

 

MERCURIO E L’UNICORNO nella simbologia sacra e nell’inconscio (brevi note)

 

30 maggio 2013

 

Quando la chimica vera e propria si fu affrancata dagli esperimenti esitanti e dalle speculazioni dell’arte regia, non rimase che il simbolismo, simile a un vapore irreale, privo di qualsiasi sostanzialità. malgrado tutto esso conservò una certa capacità di fascinazione che trova sempre qualcuno pronto, in misura maggiore o minore, a subirla.

Un simbolismo talmente ricco come quello dell’alchimia deve sempre la sua esistenza a una ragione sufficiente e mai a un puro capriccio o gioco dell’immaginazione. Se non altro, in esso si esprime una parte essenziale dell’anima, della psiche. Questa psiche era però sconosciuta, perché era, com’e giustamente chiamata, l’INCONSCIO.

Benché in un senso materialistico non vi sia una prima materia che sia all’origine di tutto ciò che esiste, pure nulla di ciò ch’esiste potrebbe essere conosciuto se non esistesse una psiche in grado di conoscerlo solo in virtù dell’esistenza psichica ci è dato l’”essere”. La coscienza però afferra soltanto una parte della propria essenza, della propria natura, poiché essa è il prodotto d’una vita psichica pre-cosciente che rende possibile la presa di coscienza. Benché la coscienza  non faccia che soccombere all’illusione di sorgere da se stessa, la conoscenza scientifica sa che ogni coscienza è basata su premesse inconsce, dunque su una specie di prima materia ignota, a proposito della quale gli alchimisti hanno enunciato tutto ciò che si potrebbe enunciare in merito all'inconscio.

Per esempio che la prima materia proviene da quel monte nel quale non esistono cose distinte, oppure che è, come dice Abü l-Qašim [1]

“è la cima di questa roccia si confonde con la sua base, e la sua parte più vicina sfiora quella più lontana, e la sua testa è al posto del dorso, e viceversa”

Frasi simili sono intuizioni della natura paradossale dell’inconscio, che non si saperva dove situarlo se non proprio nell’aspetto sconosciuto dell’oggetto, materia o uomo che fosse. La sensazione che il segreto vada cercato o in un bizzarro essere vivente o nel cervello umano, è espressa con molta frequenza nella letteratura.

La trasformabilità della prima materia era imputata o alla prima materia stessa oppure alla sua essenza o anima. Quest’ultima era designata come Mercurio, intendendo con ciò un duplice essere paradossale che veniva chiamato Monstrum, Hermaphroditus o Rebus.

Nell’epoca medioevale sotto l’influsso della Tradizione dogmatica cristiana, Mercurio era paragonato al serpente appeso alla croce (Giovanni, 3-14) e questa rappresentazione di Mercurio è soltanto uno dei tanti parallelismi che ben conoscevano gli alchimisti. [2]

 

 

Il Paradigma dell’Unicorno

Il simbolismo dell’Unicorno che rappresenta il simbolo di Mercurio nella tradizione gnostico-pagana  anche  ecclesiastica, è descritto come un essere favoloso dalle molteplici forme; cavalli, asini, pesci, draghi, scarabei, tutti unicorni.

Nelle Nozze chimiche di Rosencreutz appare un Unicorno d’un candore niveo, che fa la sua riverenza davanti a un leone. L’Unicorno come il leone, è simbolo di Mercurio.

Un po’ più tardi l’Unicorno si trasforma in “colomba-bianca” un altro simbolo di Mercurio la cui forma volatile, lo Spiritus, è un parallelo dello Spirito Santo.

Nella tavola dei simboli di Penotus,[3]  l’Unicorno assieme al leone, all’aquila e al drago, è assimilato all’oro. L’aurum non vulgi e' un sinonimo di Mercurio, come il leone, l’aquila e il drago.  L’affinità dell’Unicorno a Cristo è rappresentata molto bene anche nel trattato sull’alchimia di Tommaso d’Aquino in cui rappresenta l’Unicorno addomesticato dalla Vergine. La Vergine rappresenta la sua controparte femminile, passiva,  l’Unicorno invece o il leone, la forza selvaggia, indomita maschile dello spiritus mercurialis.

Nel  libro dei Salmi  (ed in particolare  salmo   92.11  (ma tu alzerai il mio corno come quello di un Liocorno  salmo  22.22 salvami dalla gola del leone liberandomi dalle de’ liocorni)  l’Unicorno rappresenta la potenza di Dio  nel  Deuteronomio , 33.17 ( come primogenito di toro, egli è d’aspetto maestoso e le corna sono di bufalo , con esse cozzerà contro i popoli) l’Unicorno in realtà il toro con le corna di bufalo rappresenta la forza  del Salvatore colui che salverà  il suo popolo contro i nemici e coloro che si oppongono alla potenza di Dio.[4]

Per filus unicornium Basilio intende Cristo, invece  Ambrogio dice che l’origine dell’Unicorno è un mistero, come il concepimento di Cristo.   Questa concezione di un rappresentante della Chiesa è parallela a quella alchimistica, in cui leone e drago vengono domati. Lo stesso dicasi della trasformazione del Dio dell’Antico Testamento nel Dio amorevole del Nuovo Testamento.


1  Abu l-Qasim ash-Shabbi, I Canti della Vita, Di Girolamo, a cura di  Salvatore Mugno

2  Johannes Faricius - [2] L'alchimia. L'arte regia nel simbolismo medievale

 

[3] Penotus – Theatrum Chemicum  - volume 2

[4] Giovanni Diodati – La Bibbia di Giovanni Diodati 

[5] Caussin – De Symbolica Aegyptiorum sapientia

Nicolas.Caussin  - Gesuita (Troyes 1583 - Parigi 1651). Confessore di Luigi XIII, avversario della politica filoprotestante del Richelieu, cospirò per ottenerne dal sovrano (complice Mademoiselle de La Fayette) l'allontanamento dalla corte (1637); invece il cardinale Richelieu, scoperto l'intrigo, lo fece esiliare; il C. fece ritorno a Parigi solo dopo la morte del re (1643).

 

[6] Isidoro di Siviglia –Etimologia e origini  (il mito della vergine e dell' unicorno è ben rappresentato da  Isidoro di Siviglia)

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