venerdì 17 novembre 2017   ::  
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(esposizione MI/ foto archivio  aminAMundi/di M,Binda)

 

l'Editto di COSTANTINO  313 d.C  

( in mostra a Palazzo Reale - Milano, fino al 17 marzo 2013)


                                                       DSC06217.JPG note di Miriam Luigia Binda


Costantino 313 d.c è la mostra che resterà aperta fino al 17 marzo 2013  al Palazzo Reale di Milano. La mostra è stata ideata e progettata dal Museo Diocesano di Milano e curata da Gemma Sena Chiesa e Paolo Biscottini  (iniziativa promossa dal Comune di Milano, Palazzo Reale,  la casa editrice Electa in collaborazione con il Ministero per i Beni Culturali e la Sopraintendenza per i beni archeologici di Roma, la Fondazione Aquileia, l'Università degli Studi di Milano, l'Arcidiocesi di Milano).

La mostra Costantino 313 d.C presenta molti pezzi antichi (più di duecento) con statue, gioielli, iconografie, oggetti militari  che ricostruiscono gli aspetti più significativi della vicenda storica di quel periodo. L'Editto di Milano del 313 d. C nel 2013 compie millesettecento anni e di fatto rappresenta  l'inizio della cristianità occidentale con un ruolo chiave per i rapporti politici e strategici    tra l'Occidente e il Mediterraneo.

Fulvio Valerio Aurelio Costantino, conosciuto anche come Costantino il Grande (274-337 d.C) è  stato imperatore romano dal 306 d.C  alla morte. Costantino sconfisse Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio del 313 d.C allo scopo di garantirsi  il controllo dell'Italia. Riformò l'Impero, con la riorganizzazione dell'amministrazione e dell'esercito, creò una nuova capitale a Costantinopoli (330 d.C) e favorì la diffusione del cristianesimo con la promulgazione dell'Editto di Milano sulla libertà religiosa  che pose fine alle persecuzioni.  E' considerato santo dalla Chiesa cristiana ortodossa ma non figura nel martirologio romano ossia il catalogo ufficiale dei santi riconosciuti dalla Chiesa Cattolica. La madre di Costantino Elena invece è considerata imperatrice e santa, venerata soprattutto nel Medioevo per aver ritrovato a Gerusalemme la vera croce di Cristo.  La parte finale della Mostra a Palazzo Reale di Milano celebra proprio questa donna dalle fede profondissima quanto influente a corte al punto tale da ricevere  il titolo imperiale di Augusta.

La famosa donazione di Costantino fa riferimento ad una presunta cessione, da parte dell'Imperatore romano a papa Silvestro I e ai suoi successori di Roma. Il contenuto del documento  è diviso in più parti nella prima parte  tratta la confessione  di Costantino seguita dal miracolo della sua guarigione a  seguito dell'apparizione, in sogno,  di San Pietro e Paolo.  Nella II parte invece si parla di un accorto di Costantino per una donazione di poteri e onori imperiali alla Chiesa.

Il documento comunque non fu mai considerato chiaro  in quanto fu scritto in tre lingue differenti, latino, slavo e greco.  La donazione fu molto contrastata, in epoche successive, soprattutto da  Lorenzo Valla autore del  testo La falsa  donazione di Costantino scritto nel 1440. Anche Dante nella Divina Commedia scrisse: Ahi,Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre! (Inferno, Canto IXX 115-117) Dante rimproverava  a Costantino non la sua conversione ma la donazione, un documento considerato falso e biasimato da Dante  nel saggio politico   De Monarchia.[1]

A Palazzo Reale di Milano oltre ai gioielli,  monete, statue  si possono visionare iconografie cristiane legate al regno di Costantino. Prima fra tutte il famoso Crismon  o monogramma di Cristo formato dalle lettere greche X e P.  Il Crismon è legato anche alla visione di Costantino durante la battaglia di  Ponte Milvio (313 d.C). Infatti nell'iconografia costantiniana i significati militari e religiosi si intrecciano vicendevolmente al fine di rappresentare l' Imperatore trionfante ed impegnato alla lotta contro il male.  In mostra ci sono anche immagini pagane  che vennero adottate dall'iconografia costantiniana e trasformate  a simbolo della  fede cristiana, come nel caso del buon pastore a fianco della celebre catacomba di San Sebastiano a Roma  con il "crismon" (simbolo di Cristo),  la colomba con l'ulivo e il cestino che  rappresenta non la fortuna ma i buoni frutti concessi da Dio. Vi è anche una bellissima anfora d'argento ripescata nel golfo di Baratti e molte  monete risalenti all'epoca dell'Impero.   L'importanza dell'Editto di Milano emanato nel 313 d.C,  concedeva a tutti  entro i confini dell' Impero ed in particolare ai cristiani, piena libertà di religione e di culto; inoltre abolì la Croce come segno di morte.

Da allora sono trascorsi millesettecento anno ed oggi la libertà di culto è ancora travolta da fatti di cronaca  devastanti;  soprattutto in Medio Oriente si tende ad identificare l'appartenenza religiosa con le identità nazionali o con gruppi estremisti  che infiammano e turbano la pace tra i popoli.  E' purtroppo la cronica di questi ultimi giorni a fare da sottofondo alla storia di Costantino  che come si è detto, rappresenta un tema storico  complesso da leggere soprattutto in seno alla tolleranza  e  unità  di convivenza civile oltre che religiosa.

miriam binda

 

 gennaio 2013/


PENNA E MUSICA.jpg  home page    


[1] Per maggiori approfondimenti in merito a questa vicenda, sulla falsità o autenticità della Donazione  di Costantino a papa Silvestro I  è interessante il saggio di Giovanni Maria Vian  intitolato La Donazione di Costantino edito dalla casa editrice il Mulino, 2004.

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