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(Foto F.Volpi - unipd - foto archivio per aminAMundi)



Ricordando Franco Volpi  

(per il suo 54.mo compleanno)

"il suo dialogo su Nietzsche".

(04 ottobre 2013)



Franco Volpi:

Nato 4 ottobre 1959 - è deceduto in data 14 aprile 2009 a causa di un incidente.

Fu docente  di Storia della filosofia all’Università di Padova, dedicò  i suoi studi principalmente alla filosofia tedesca, sin dalla prima pubblicazione (Heidegger e Brentano: l’aristotelismo e il problema dell’univocità dell’essere nella formazione filosofica del giovane Martin Heidegger - 1976), sempre attento anche alle moderne implicazioni e correlazioni con la psicologia come con le scienze.

Per il  terzo volume della Storia della Filosofia edita da Laterza nel 1991, Franco Volpi pubblicò, tra l’altro, Sulla fortuna del concetto di Decadence nella cultura tedesca (1995) spostando il suo interesse anche sul problema de Il nichilismo (1996).

Franco Volpi,  fu anche  Visiting professor nell’Università Laval di Québec (1989) in quelle di Poitiers (1990) e di Nizza (1993), in ambito editoriale   tradusse molte opere tedesche e fu consulente della casa editrice Adelphi;  collaborò anche, come giornalista, per le pagine culturali  del quotidiano La Repubblica.

Per ricordare Franco Volpi, si riporta un estratto del suo scritto che ha anticipato, tematiche relative  al  dibattito tra la visione cristiana, della vita sociale e quel punto di "vista" (sempre difficile da spiegare) ateo ma che da credito ai valori umani.   Inutile fare riferimento all'incontro tra  Papa  Francesco ed il filosofo, giornalista  Eugenio Scalfari, di ottobre di quest'anno! Un incontro importante che ha  appassionato moltissime persone, non solo in Italia, perché  per la prima volta, il Padre della Chiesa si è messo a dialogare con un esponente  del pensiero  ateo.  Un dibattito  che ha dimostrato un reciproco rispetto,  nel considerare la vita terrestre un bene da conservare in pace ma che  si  contrappone,  tra la visione sacra del Cattolicesimo   e la  considerazione atea di una umanità, coesa al  "relativismo" senza   fine in Dio.  Rileggendo  questo  articolo, scritto da Volpi,   si da continuità  ad un approfondimento  critico, tra fede ed idea di  civiltà laica,  con  riflessioni che mettono in discussione anche il filosofo tedesco  Nietzsche, considerato sopratutto dalla religione cattolica, un cattivo maestra per la coscienza e lo sviluppo sociale.

 

(dalla Repubblica: 10 aprile 2009, pagina 46, sezione: CULTURA)

Questo articolo è stato scritto in risposta all’osservazione di papa Benedetto XVI del 9 aprile sull’influenza negativa di Nietzsche nella crisi del nostro tempo: «Nietzsche ha dileggiato l’umiltà e l’obbedienza come virtù servili, mediante le quali gli uomini sarebbero stati repressi. Ha messo al loro posto la fierezza e la libertà assoluta dell’uomo. Orbene, esistono caricature di un’umiltà sbagliata e di una sottomissione sbagliata, che non vogliamo imitare. Ma esiste anche la superbia distruttiva e la presunzione, che disgrègano ogni comunità e finiscono nella violenza».

I mali che secondo Ratzinger risalgono al filosofo tedesco, dalla violenza al relativismo.

L’ accusa del Papa al filosofo nichilista.

Povero Nietzsche! È stato l´unico filosofo a cui è toccato il singolare privilegio di essere considerato responsabile niente meno che di una guerra mondiale.

Durante il conflitto del 1914-1918 in una libreria di Piccadilly erano esposti in vetrina i diciotto volumi delle sue opere complete in inglese, con una scritta a lettere cubitali: The Euro-Nietzschean-War: leggete il diavolo per poterlo combattere meglio!

Poi venne il nazionalsocialismo, e alcune sue dottrine – il superuomo nel senso della selezione biologica, la volontà di potenza, l´antropologia dell´animale da preda e della bestia bionda – furono considerate alla stregua di una fonte di ispirazione dell´ideologia razzista e del totalitarismo.

Più tardi, dato che egli diagnostica alcune esperienze negative del Novecento come la «morte di Dio», la decadenza dei valori tradizionali o l´avvento del nichilismo, si è prodotto un singolare transfert: si è scambiato il suo pensiero per la causa della crisi che esso in realtà voleva solo analizzare e superare. Nietzsche è diventato allora il distruttore della ragione, il maestro dell´irrazionale, il teorizzatore del nichilismo e del relativismo.

Tutti questi stereotipi hanno fortemente condizionato la sua immagine e la sua fortuna. E per questo egli ha suscitato entusiasmi e attirato anatemi, ha ispirato movimenti di avanguardia, mode culturali e stili di pensiero, ma anche provocato reazioni e rifiuti altrettanto risoluti. Ovviamente anche da parte cattolica.

Benché autorevoli interpreti – padre Paul Valadier, per esempio, o il teologo Eugen Biser – abbiano cercato di mostrare il contrario, non c´è dubbio che tra alcune dottrine nicciane e altrettanti insegnamenti fondamentali del cristianesimo ci sia una profonda incompatibilità. Non stupisce perciò che il Papa consideri Nietzsche un cattivo maestro, e che riconduca alla sua filosofia alcuni mali del mondo contemporaneo. Negli ultimi anni egli non si è stancato di denunciare il pericolo del relativismo e del nichilismo, fomentato da Nietzsche. Adesso, nel criticare l´ideale di umanità predominante nel mondo attuale, basato sul valore dell´autoaffermazione individuale, egoistica e libertaria, ricorda la responsabilità di Nietzsche: «Egli ha dileggiato l´umiltà e l´obbedienza come virtù servili, mediante le quali gli uomini sarebbero stati repressi, e ha messo al loro posto la fierezza e la libertà assoluta dell´uomo».

Ora, al di là del fatto che l´opera di Nietzsche è un autentico puzzle, un subisso di frammenti e aforismi la cui combinazione in una dottrina d´insieme è tutt´altro che assodata, sarebbe un peccato non approfondire gli spunti che vengono da queste critiche con qualche domanda. Ed è meglio prendere Nietzsche non per le risposte che dà, ma per le domande che pone.

Primo: dopo che la storia ci ha insegnato che spesso il possesso della Verità produce fanatismo, e che un individuo armato di verità è un potenziale terrorista, vien fatto di chiedere: il relativismo e il nichilismo sono davvero quel male radicale che si vuol far credere? O essi non producono forse anche la consapevolezza della relatività di ogni punto di vista, quindi anche di ogni religione? E allora non veicolano forse il rispetto del punto di vista dell´altro e dunque il valore fondamentale della tolleranza? C´è del bello anche nel relativismo e nel nichilismo: inibiscono il fanatismo.
Quanto poi alla concezione dell´uomo aristocratica e libertaria, anche qui sarebbe un peccato limitarsi alla superficie dei singoli aforismi di Nietzsche. Sarebbe come, in un quadro pointilliste, vedere solo i tocchi cromatici e non l´insieme della pittura. Ebbene, da tragico osservatore del vuoto spirituale in cui versa il mondo moderno, Nietzsche non vuole essere un «predicatore di morte». Non intende adagiarsi nella negazione dei valori e nel cupio dissolvi. Al contrario, vuole superare il nichilismo: vuole far sì che esso si compia in modo da «averlo dietro di sé, sotto di sé, fuori di sé». A tal fine auspica un contro-movimento da cui nascano nuovi valori, e lo individua nella creatività dionisiaca dell´arte.

La sua critica della mentalità e della morale «del gregge», la sua difesa di quello che potremmo definire un «diritto all´eccellenza», è un tentativo di superare la sterilità della semplice proibizione, dell´abnegazione e della rinuncia, che mortificano la vita. Nietzsche vuole che la vita si realizzi in tutte le sue potenzialità. E consiglia perciò un atteggiamento «creativo» che dia alla vita tutta la sua pienezza, analogo a quello dell´artista che imprime alla sua opera una forma bella. In tal senso la sua nuova morale è una sorta di «estetica dell´esistenza» il cui imperativo raccomanda: «Diventa quello che sei!» E anche se la vita non è bella, sta a noi cercare di renderla tale.

Uno dei problemi della Chiesa attuale è che la produzione della felicità le è sfuggita di mano. Ma non è colpa di Nietzsche se la forza dei Vangeli svanisce e la condizione dell´uomo occidentale è sempre più paganizzata.

04 ottobre 2013 /aminAMundi/redazione

 

Franco Volpi opere principali:

  • Heidegger e Brentano. L’aristotelismo e il problema dell’univocità dell’essere nella formazione filosofica del giovane Martin Heidegger, Cedam, Padova, 1976.

  • Heidegger e Aristotele, Daphne, Padova, 1984,  (ristampa Bari, Laterza, 2010)

  • Lexikon der philosophischen Werke, Kröner, Stuttgart, 1988

  • Sulla fortuna del concetto di decadence nella cultura tedesca: Nietzsche e le sue fonti francesi, "Filosofia politica", 1995

  • Il nichilismo, Biblioteca Universale Laterza, Laterza, Roma-Bari, pp. IV-152

    • trad. port. O niilismo, Edicoes Loyola, Sao Paulo, 1999, pp. 163

  • Guida a Heidegger, Laterza, Roma-Bari 1997, 19982, pp. XVI-387

  • Hegel e i suoi critici, Per i licei e gli istituti magistrali, Laterza, Roma-Bari 1998

  • Le fonti del problema dell'essere nel giovane Heidegger: Franz Brentano e Carl Braig, in C. Esposito e P. Porro (a cura di), Heidegger e i medievali, Brepols, Turnhout, 2001 («Quaestio» 1, 2001), pp. 39-52

  • Technik, Humanismus und praktische Philosophie, in R. Benedikter (a cura di), Italienische Technikphilosophie für das 21. Jahrhundert, Frommann-Holzboog, Stuttgart, 2002

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