venerdì 17 novembre 2017   ::  
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L’interpretazione di Leo Strauss, Senofonte e la Tirannide


 mario cattaneo.jpg     autore: Prof. Mario Cattaneo 


Per l’interpretazione del despotismo e della tirannide antica in rapporto al totalitarismo – prendo in considerazione un testo importante di un filosofo contemporaneo, Leo Strauss; mi riferisco al suo commento al dialogo di Senofonte sulla tirannide, il Gerone.

Leo Strauss ha dedicato molta attenzione alla filosofia politica dell’antichità classica (si veda per esempio il suo volume Liberalismo Antico e moderno) il suo libro sull’opera di Senofonte non si limita tuttavia a essere un’analisi storica su un testo classico, ma intende essere ed è uno scritto con forti implicazioni etico-politiche moderne, che vuole dare un monito in rapporto ai pericoli della tirannide nell’età moderna.

Ha scritto in proposito Raimondo Cubeddu. “Ciò che a Strauss preme sottolineare al di la della pagine di Senofonte, è il fenomeno della tirannide nei tempi moderni, non solo nelle sue manifestazioni palesi ma anche in quelle meno palesi  e, non per questo, meno pericolose. Inoltre egli rivolge alla scienza politica moderna l’accusa d’essere incapace di riconoscere la pericolosità del fenomeno, di non essere in grado di prevenirlo, né di combatterlo, ed anzi di favorirlo appunto perché esclude ogni criterio valutativo per studiare filosoficamente le cose politiche. In tal modo la tirannide diventa una tra le tante forme politiche da studiare empiricamente e, può essere respinta solo perché non democratica. Ciò chiaramente, non consente di cogliere appieno i tratti peculiari e rende la società moderna occidentale esposta al rischio di una trasformazione in tirannide; un rischio connaturato alla democrazia medesima in quanto procedimento politico basato sulla quantità e non sulla qualità. su opinioni soggettive e non sulla conoscenza  filosofica”. [1] Nell’introduzione al suo libro, Strauss espone i motivi che lo hanno spinto a dedicare la propria attenzione all’opera di Senofonte “la tirannide è un male congenito della vita politica" -. 

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L’analisi della tirannide, pertanto, è antica come la stessa scienza politica. Lo studio della tirannide compiuto dai primi filosofi politici fu cosi’ chiaro, comprensivo e inalterabilmente formulato, da essere ricordato e tenuto a mente da generazioni cui mancò l’esperienza diretta ed attuale della tirannide. D’altra parte quando noi fummo sbattuti faccia a faccia con la tirannide – con una specie di tirannide che superò  le più ardite immaginazioni dei più potenti pensatori del passato – la nostra scienza politica non seppe riconoscerla”. Molti studiosi contemporanei sono perciò andati a riesaminare le pagine in cui Platone e altri classici pareva avessero interpretato per noi gli orrori del ventesimo secolo. Ma è sorprendente afferma Strauss che non sia stata rivolta particolare attenzione  all’unico scritto dell’età classica espressamente dedicato a questo argomento; appunto il Gerone di Senofonte. A questo punto Strauss sottolinea la differenza tra tirannide esaminata dai classici e quella moderna: in contrapposizione alla tirannide classica, l’odierna tirannide ha a sua disposizione l’esistenza della scienza, la tecnologia, e le ideologie. Per converso la tirannide classica fu controllata da una scienza che non tendeva ad essere impiegata per “la conquista della natura”. Ma, d’altra parte “non si può intendere la moderna tirannide prima di aver penetrato quella forma elementare e in un certo senso naturale di tirannide, quale la si conobbe in epoca pre-moderna.

Questo strato di fondo della moderna tirannide ci appare, a tutti gli effetti pratici, incomprensibile, se non ci rifacciamo alla scienza politica dei classici”[2]. A giudizio di Strauss la scienza politica contemporanea non è stata in grado di comprendere la moderna tirannide nella sua brutale realtà, perché ossessionata dall’idea per cui i “giudizi di valore” non sono ammissibili in sede scientifica. Questa è una critica che sta particolarmente a cuore a Strauss, ricordiamo il suo giudizio critico sulla valutazione  positiva del despotismo, data da Hans Kelsen nella Allgemeìne Staatslehre del 1925. Qui Kelsen aveva affermato: “vollends sinnlos ist die Behauptung, dass in der Despotie keine Rechtsordnung bestehe, sondern Willkűr des Despoten herrsche…Ein solcher Zustand ist ein Rechtszustand, auch wenn er als nachteilig empfunden wird. Doch hat er auch seine guten Seiten. Der im modernen Rechtsstaat gar nicht seltene Ruf nach Diktatur zeigt dies ganz deutlich”[3] In relazione a questo brano di Kelsen Strauss, nel libro Diritto naturale e storia, afferma “ Per la nostra scienza sociale, noi possiamo essere o diventare sapienti in tutti gli argomenti di secondaria importanza ma, dobbiamo rassegnarci alla totale ignoranza riguardo alla cosa più importante; nulla ci è dato sapere rispetto ai principi ultimi delle nostre scelte, cioè rispetto alla loro validità o mancanza di validità, i nostri principi ultimi non hanno altro fondamento che le nostre arbitrarie, e quindi cieche preferenze”[4]

Nel commento di Gerone, Strauss osserva, in questo ordine di idee, che lo scienziato politico moderno “parlerà di collettivismo, di stato di massa, di dittatura, di totalitarismo, di autoritarismo e via di seguito, esprimendo magari come cittadino con piena coscienza la sua condanna; ma in qualità di “scienziato” della politica si sentirà costretto a rifiutare come “mitica” la nozione di tirannide”. L’origine di tale ordine di idee della scienza politica contemporanea è indicata da Strauss naturalmente nel Principe di Macchiavelli “caratterizzato dalla deliberata eliminazione della differenza tra re e tiranno” Macchiavelli era consapevole di rompere, mediante questa svolta storica, con una tradizione della scienza politica. Purtroppo per riscoprire le radici più profonde del pensiero politico moderno, appare la necessità, secondo Strauss di riconsiderare il Gerone di Senofonte” [5]. Il confronto tra Gerone ed il Principe permette, secondo Strauss, di cogliere la differenza decisiva tra la filosofia politica socratica, classica, basata sul migliore modo di vivere, e la filosofia politica macchiavellica, basata invece sul vivere effettuale. Nell’esaminare il significato di Gerone Strauss dichiara di rifiutare l’impostazione “storicistica” che pretende in ultima analisi di “intendere il pensiero del passato meglio di quanto non intese se stesso prima ancora d’averlo inteso esattamente com’esso si intendeva”.

Strauss afferma di aver cercato di cogliere il pensiero di Senofonte senza preoccuparsi di porlo in relazione con la “situazione storica” del suo tempo. Il disinteresse per il Gerone è dovuto alla scarsa valutazione del pensiero di Senofonte; Strauss lo caratterizza come basato sulla “retorica socratica  la quale ha lo scopo di guidare verso la filosofia in potenza, sia esercitandoli che liberandoli dalle seduzioni che impacciano il possesso del loro pensiero…

La retorica socratica è rigorosamente giusta” . Oggi, conclude Strauss, ci troviamo di fronte ad una tirannide che presenta la minaccia di diventare  grazie alla conquista della natura, ed in particolare dell’umana natura, ciò che nessuna tirannide divenne mai: perpetua ed universale. Nella spaventosa alternativa che l’uomo, o il pensiero umano, debba essere collettivizzato o costretti ad adoperarci per trovare una strada onde sfuggire al dilemma. Ecco perché è necessario ripartire dalla considerazione delle condizioni elementari e si direbbe sotterranee della liberà umana. La manifesta collettivizzazione e pianificazione tendenziale del pensiero sta per essere compiuta in modo clandestino e generalmente inconsapevole, per il più esteso influsso dell’insegnamento che tutto il pensiero umano è collettivo indipendentemente da ogni sforzo umano diretto a tal fine, perché tutto il pensiero umano è storico. Non pare ci sia mezzo più efficace per combattere questa idea che studiare la storia. Con questa introduzione al commento dell’opera senofontea, Strauss indica da un lato il significato della filosofia (nel suo modello socratico) come nemica della tirannide, e insieme sottolinea il carattere di sostegno della tirannide proprio dello storicismo; dall’altro egli mette in rilievo la diversità della tirannide moderna rispetto a quella classica, e insieme la continuità fra le due, per cui è sempre necessario, per affrontare i pericoli della tirannide totale di oggi, studiare e meditare il pensiero classico.

Per quanto riguarda il corpo centrale del commento di Strauss al Gerone senofonteo, prendo in considerazione soltanto alcuni brani che risultano più rilevanti per l’ordine di idee seguito in questo lavoro. Nella parte della sua analisi concernente “l’insegnamento della tirannide” derivante dal dialogo, Strauss sottolinea come la “tirannide corretta secondo i suggerimenti di Simonide” (che è l’interlocutore, nel dialogo del tiranno Gerone) “non è più governo su soggetti non consenzienti; è al contrario governo su soggetti consenzienti”. Tuttavia rimane un governo “non secondo le leggi” vale a dire un governo assoluto. Simonide infatti, nell’esaltare la tirannide nella sua forma migliore, evita di usare il termine “legge”. La tirannide è sostanzialmente  governo senza leggi o, più precisamente, governo monarchico senza leggi”. In nota, a questo punto, Strauss osserva che il “tiranno” di Senofonte è identico al “despota” di Rousseau.[6]  Questa parte di “elogio” della “buona” tirannide compito da Simonide, risulta secondo Strauss contenuto “in limiti ben precisi. Così come Simonide evita, nel suo elogio, il termine “legge”, evita anche il termine “libertà.”. Egli lascia intendere che la conseguenza pratica dell’assenza delle leggi, è l’assenza della libertà. “Senza leggi, non c’e’ libertà”. Anche se intesa nella sua forma migliore, la vera natura della tirannide è chiaramente manifesta “dal suggerimento” macchiavellico  di Simonide che il tiranno si riservi di compiere personalmente gli atti di liberalità (come la concessione di premi) affidando ad altri l’incarico di infliggere punizioni.[7] L’analisi di Leo Strauss si pone quindi sulla linea  che, nel pensiero settecentesco (di Rousseau e, prima di Montesquieu) si riallaccia alla tradizione classica; il despotismo o la tirannide è inteso come potere arbitrario, caratterizzato dall’assenza di leggi, di leggi chiare che pongono  limiti al potere e tutelino la libertà e i diritti dei cittadini; una chiave di lettura valida anche per il totalitarismo moderno.  


[1] R.Cubbeddu  . Leo Strauss e la filosofia politica moderna – ESI Napoli 1983 pagg: 165-166

[2] L.Strauss, La Tirannide, Saggio sul “Gerone” di Senofonte – trad. italiana a cura di Mecadante, Giuffrè Milano 1968 pag. 31-32

[3] H. Kelsen, Allgemeine Staatslehre, Berlin 1925 pp 335-336 cit  L. Strauss  Diritto Naturale e storia a cura di N.Pierri, Neri Ponza, Venzia 1957, pag. 20

[4] L. Strauss – Diritto naturale e storia –  cit- pag. 20

[5] Leo Strauss – La Tirannide cit. pag. 32-33

[6] L.Strauss – La Tirannide – cit pag. 121 e.n.

[7] L. Strauss – Il Tiranno – cit. pag. 121-123

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