venerdì 17 novembre 2017   ::  
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SCHOPENHAUER (1788-1860)

 

 (di De Francesco Chiara - 03-02-2010)

 

Il mondo come volontà e rappresentazione – opera principale del filosofo.

Il libro principale di Schopenhauer è un esempio tipico della discordanza tra cronologia e importanza: questo libro passò completamente inosservato alla sua pubblicazione e fini al macero.

Questo insuccesso, unito alla delusione  pedagogica (un mancato inizio di carriera universitaria) fece di Schopenhauer  un critico che mise alla gogna le celebrità del tempo (Fichte, Schelling); si fece beffe dei professori di filosofia e rigettò l’università. Vivendo di rendita, isolato dalla vita intellettuale, egli si dedicherà oramai alla sua opera.  Conoscerà il successo nel 1851, con i suoi Parerga e Paralipomeni.

Nel saggio Il  mondo come volontà e rappresentazione il filosofo  è    influenzato da Platone e Kant, oltre che dalle Upanishad, ma il risultato è tanto innovativo quanto sorprendente.  Schopenhauer inizia col riproporre e trasformando la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé.

 

Il fenomeno diviene rappresentazione e la cosa in sé volontà, o voler vivere.

 

Il mondo è mia rappresentazione e nient’altro. Questo  idealismo è temperato dall’ancoraggio dell’intelletto nelle funzioni cerebrali e dalla riduzione del fenomeno all’apparenza (di qui il famoso “verbo di Maya” che designa le illusioni che la dea Maya ci fa prendere per realtà.

La realtà è la volontà o voler vivere, che non è una facoltà umana ma  istanza  metafisica cosmologica, potenza anonima e cieca che lavora contro se stessa, come testimoniano le discordie tra gli esseri viventi o le illusioni dell’amore (che mascherano gli amanti, il voler vivere cercando di riprodurre la vita).  Per Schopenhauer  gli individui  sono illusori e provvisori, perché conta soltanto la specie; questo modo di vedere, si  è qualificato  come “pessimista” perché ogni desiderio umano, incessantemente rinascente diventa frustrato e privato di soddisfazione. La vita oscilla perciò come un pendolo tra la sofferenza e la noia.

Il pessimismo del filosofo tedesco fu associato al  pessimismo di Giacomo Leopardi.

Il rapporto di somiglianza tra Schopenhauer ed il poeta di Ricanati, è stato riassunto e analizzato da De Sanctis nel saggio critico  Schopenauer e Leopardi pubblicato dalla casa editrice Hoepli nel 1888.  Un altro importante confronto critico fu tra Schopenahuer e Nietzsche trattato da Georg  Simmel  e pubblicato in Italia nel 1995 con la traduzione di A.Oliveri, per la casa editrice Ponte delle Grazie il titolo del  saggio: Schopenahuer e Nietzsche.

 

In Estetica, il Mondo, illustra una filosofia dell’arte di primaria importanza: attraverso le Idee (atti isolati e semplici della Volontà) l’arte ci permette di contemplare rappresentazioni che sono copie delle idee. La musica, vi svolge un ruolo a parte, unico, perché in quanto copia immediata della Volontà, essa ci rivela, l’essere direttamente (vi sarebbe della musica anche quando l’universo non esistesse).

In Etica, la pietà svolge un ruolo fondamentale, soltanto essa è in grado di rivelarci, l’essenza comune degli esseri, ciò che pone fine all’egoismo e nega la Volontà nel suo slancio vitale. Schopenhauer si compiace di presentarsi come un  “asceta occidentale” che raggiunge la serenità  sopprimendo le rappresentazioni e il voler vivere.

Una frase celebre  di Schopenhauer:

 

“La morte di Socrate e la crocifissione di Cristo fanno parte dei grandi tratti caratteristici dell'umanità”.

 

Approfondimenti -

archivio Schopenhauer: http://www.ub.uni-frankfurt.de/archive/eschop.html

Università Francoforte: Tel.: 069/ 798-39009-  e mail: archivzentrum@ub.uni-frankfurt.de

 

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