martedì 24 ottobre 2017   ::  
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GABRIELE D'ANNUNZIO - IN APPUNTO


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All’Abruzzese di Milano

Io vi ringrazio, amico

compagnone, beato voi che siete in compagnia,

davanti al fuoco, a fare una passatella!

Io qui muoio di malinconia;

qua mi si gonfiano proprio i c….

Canta, canta mannaggia la Maiella,

io non ne posso più di queste canzoni

Lo so che l’alloro e buono e bello

ma in gola ed in cuor ho una voglia

d’alloro cotto con i capitani.

Mi sono stufato a ostriche e sardelle!

Magari potessi mangiare la Mezzaluna

intera, con quattro peperoni dei nostri,

mannaggia la Maiella!

 D'Annunzio Gabriele   (1863-1938)

 

SULLE ORME DEL TEATRO

Fino al 1894, l'attività di D'Annunzio . alternò opere di poesia con opere di narrativa. L'incontro con Eleonora Duse fu determinante per l'attività di autore teatrale, e soprattutto per il teatro italiano che stentava a rinnovare un repertorio ormai logoro e ripetitivo. Insieme alla Duse, D'Annunzio  cominciò ad approfondire la lettura dei classici: Orestea , Edipo , Antigone e Fedra rappresentano le tappe più significative di un percorso di ricerca destinato a sviluppare l'idea di una tragedia moderna , modellata su suggestioni contemporanee (in particolare Nietzsche che, nel 1870, aveva pubblicato La nascita della tragedia ).

Con Sogno di un mattino di primavera (1897) e Sogno d'un tramonto d'autunno (1901), veri e propri capolavori di sperimentazione scenico-linguistica, D'Annunzio  contribuisce in maniera determinante a inserire il teatro italiano nel clima europeo.

Con i due Sogni , D'Annunzio  scelse la via del teatro patologico, costruito su una struttura onirica, carico di colori, con personaggi che si muovono ai limiti di una follia che, a volte, si tinge di panismo, a volte di soluzioni metamorfiche, altre di passione. La figura della Demente e della Dogaressa anticipano, oltre che altre creature dannunziane, anche quelle del teatro espressionista, in quanto vivono situazioni d'incubo, di sogno, di magia; si muovono sul palcoscenico come fiere prese nella rete: hanno gli occhi smarriti, il volto esangue, i capelli scarmigliati, la carne che vibra. Un avanguardismo particolare dunque, che ritroviamo ne La città morta (1898), andata in scena al Teatro Lirico (1901, con la Duse ed E. Zacconi), certamente il tentativo più esplicito di coniugare la tragedia ellenistica con quella moderna, la cui prima mondiale era avvenuta al Théâtre de la Rénaissance, con Sarah Bernhardt protagonista. La Duse, intanto, gli aveva fatto conoscere il teatro di Ibsen, sulla cui fascinazione modellò La Gioconda (1899, protagonista la Duse). Seguono due tragedie che alla prima rappresentazione fecero molto scalpore: La Gloria (1899, interpreti la Duse e Zacconi) e Francesca da Rimini (1902, con la Duse protagonista). Due insuccessi ai quali seguirono due grandi vittorie: La figlia di Jorio (1904, messa in scena da Virgilio Talli) e La fiaccola sotto il moggio (1905, con T. Franchini, Masi e M. Fumagalli).

Il successo della compagnia Talli, a Milano, fu straordinario; la Duse si trovava all'Eden Palace di Genova, per gli amici ammalata, in verità recitava alla amica Matilde Serao, con tanta rabbia per essere stata esclusa, la tragedia che era stata scritta per lei. Un anno dopo il successo de La figlia di Jorio , sempre al Teatro Lirico, andò in scena La fiaccola sotto il moggio. M. Fumagalli aveva sposato T. Franchini, con cui realizzò la tragedia a grande protagonista femminile. Tra fiaschi, incertezze e trionfi seguirono Più che l'amore (1906, protagonista Zacconi) e La nave (1908, con F. Garavaglia). Il ritorno al mito classico e al mito cristiano avviene con Fedra (1909, protagonista T. Franchini) e Le martyre de Saint Sébastien (1911, con I. Rubinstein). Tra le ultime composizioni: Parisina (1921, protagonisti R. Ruggeri e A. Borelli), La pisanella (1913, protagonista I. Rubinstein). Il ferro (1914, protagonisti U. Piperno e L. Borelli) può essere senza dubbio considerata una delle sue più belle tragedie, non solo per come tratta l'argomento dell'incesto, ma anche per uno stile e un linguaggio più trattenuti.

 

di Isabella Pascucci

01 marzo 2013


'INTERVISTA a Giordano Bruno Guerri (Direttore del Vittoriale degli Italiani)

 

 

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La più grande bugia su D'Annunzio e la verità ancora non detta?
«Le due cose convivono nel definire D'Annunzio un protofascista, una sorta di Giovanni Battista del Fascismo, e un decadente, un passatista. In realtà D'Annunzio non fu mai fascista, fu un libertario: quello che poteva avere in comune con il fascismo era un superomismo nietzschiano che nulla aveva a che fare con il regime. Fu quest'ultimo a imitare da lui miti e modi come l'Eia! Eia! Alalà! (grido di esultanza degli aviatori italiani nell'incursione aerea su Pola del 9 agosto 1917 n.d.r.), Fregoli, il discorso al balcone; cose che D'Annunzio fece a Fiume. Parlò sempre di camicie sordide, mai di camicie nere e Mussolini imparò da lui soprattutto che lo Stato poteva essere sfidato con la forza e vinto».
E sul passatismo?
«L'altro equivoco è quello di un D'Annunzio con gli occhi sulla nuca, poeta decadente e che parla un linguaggio arcaico. Invece fu un innovatore della letteratura italiana che, come scrissero Joyce, Proust e Hofmannsthal, prima di lui era scomparsa. Ma fu anche un innovatore del costume italiano, modernizzò la borghesia; inventò il divismo, il gossip, il marketing e la figura dell'intellettuale di intervento».
L'intellettuale militante sopravvive oggi?
«È diventata la forma più comune: l'intellettuale non se ne sta più al suo scrittoio a occuparsi solamente del proprio lavoro in senso stretto ma fa mille attività. Gli intellettuali si sono modellati sulla figura di D'Annunzio, io per primo, anche se inconsapevolmente. Ma se mi chiede chi può somigliare a lui…».
Era la mia successiva domanda.
«Le rispondo nessuno. È una figura irreplicabile. Anche perché non bastano i comportamenti dannunziani, occorrono il genio e l'arte dannunziana».
Intellighenzia di Destra e di Sinistra: ha ancora un senso questo distinguo?
«Certamente è obsoleto: io stesso non accetterei per me una definizione di Destra o Sinistra, casomai di sopra o di sotto. Tuttavia è una distinzione pratica. Possiamo intendere per Destra chi bada più alle libertà individuali. Ma la parola libertà va accettata per intero: si è liberali, liberisti, libertari e volendo anche libertini. A sinistra c'è chi nutre attenzione più al sociale che all'individuo, ossia al gruppo».
L'Italia reduce dal voto: D'Annunzio chi avrebbe votato?
«Non avrebbe votato: disse che mai le sue mani sarebbero state sporcate da una scheda elettorale e non votò mai anche se si fece eleggere in Parlamento dall'estrema Destra. Ma poi, disgustato da questa, platealmente, attraversò l'emiciclo della Camera e andò verso Sinistra dicendo "Vado verso la vita"».
E delle elezioni lei invece cosa pensa?
«Sono pronto a fare una scommessa molto facile da vincere: tra un anno voteremo di nuovo perché nessuno vincerà abbastanza».
Nell'Antistoria degli italiani arriva a Giovanni Paolo II. Le dimissioni del papa: rivoluzione o grande inganno?
«Una grande rivoluzione storica perché Ratzinger ha sempre teorizzato la figura del papa. Riconoscendone la finitezza fisica e intellettuale e dicendo "Sono vecchio e non posso andare avanti" ha tolto al papa gran parte della sua aura di sacro. Paradossalmente è come se accanto allo spirito santo ci fosse la Fornero: è un evento importantissimo nella storia della Chiesa».
Nella sua biografia associa a D'Annunzio i termini
'amante guerriero'.
«Ho approfondito molto il tema anche nel mio nuovo libro La mia vita carnale. Amori e passioni di Gabriele D'Annunzio, titolo tratto da una citazione di una lettera del poeta alla Duse. Analizzo i suoi rapporti con il corpo e la fisicità, quindi con l'eleganza, il cibo, lo sport, la natura, gli animali, la cocaina e il Vittoriale, che è il suo libro di pietra e di rive, la sua produzione intellettuale di materia. E poi, naturalmente con il sesso».
Come definirebbe gli amori dannunziani?
«Vedo D'Annunzio come una specie di gigantesca ape regina che se ne sta nella prioria, nella sua casa incantata, circondato da donne che si prendono cura di lui come in un harem. Ghiottizia è la cuoca, l'unica che non venga assaltata sessualmente perché un po' pingue. La cameriera, invece, viene convocata spesso alle cinque di notte e non solo per portare il tè. E soprattutto ci sono le due figure tragiche di Luisa Baccara e Amélie Mazoyer».
Chi sono?
«Luisa Baccara è a tutti gli effetti la padrona di casa, colei che riceve gli ospiti, ma da molti anni non ha più accesso al letto di D'Annunzio: una vedova bianca. La Mazoyer, governante francese
dal 1911, è richiestissima per prestazioni sessuali, ma è una dipendente e non la padrona di casa. Le due donne vengono costrette a vivere in stanze comunicanti con un bagno in comune: così immagino e ricostruisco, anche grazie al diario inedito della governante, i loro tormenti, il loro origliare cosa accadesse nella stanza accanto e in quella di sotto; i loro pensieri e stati d'animo e i pensieri e stati d'animo di D'Annunzio che nel '29 scrive alla Mazoyer: "Nessuno mi conosce per quel che sono. Tutti credono che il mio libertinaggio mi sminuisca, mentre esso mi serve ad
avere ancora più sete della mia arte"».
Un masochismo di fondo, dunque.
«Certamente c'è una componente sado-masochistica da parte di entrambi. Niente di fisico. Tutte le leggende sulla sessualità di D'Annunzio rimangono tali. In realtà aveva una sessualità abbastanza comune, da italiano medio. Ma c'era anche una quarta donna».
Chi?
«La moglie Maria che da duchessa D'Annunzio rese principessa e dalla quale non divorziò mai anche se i rapporti erano finiti da decenni. Maria veniva spesso al Vittoriale ma, da moglie ufficiale, non veniva ospitata in casa, ma sistemata in una villa a 200 metri da villa Mirabella. Questo a rendere ancor più fascinoso e stravagante il quadro generale».
Ma nell'immaginario collettivo l'amore di D'Annunzio è Eleonora Duse.
«La sua figura aleggia sempre in tutto il Vittoriale e in tutta la vita di D'Annunzio. Nell'Officina, il suo studio, si trovava un busto della Duse che D'Annunzio copriva con un velo perché non poteva reggerne lo sguardo. Anche nel diario ne parla continuamente, rimpiangendola, perché ella fu l'unico amore anche intellettuale e non solo una versione carnale. Fu un vero e proprio sodalizio artistico e per D'Annunzio questo fu straordinario e indimenticabile».
Comunque, un grande seduttore?
«Probabilmente è stato l'unico celebre dongiovanni della storia per nulla misogino. Perché in genere i casanova sono misogini, mentre egli amava stare con le donne, gli piacevano mentalmente, come presenza al suo fianco e non solo come possesso».
Amori così sopravvivono oggi?
«L'amore è così complesso e profondo nell'essere umano che non cambia attraverso le epoche e tanto meno in pochi decenni; anche oggi esistono tormenti ed estasi simili a quelli che vivevano D'Annunzio e la Duse».
Quest'anno il Salone del libro di Torino sarà dedicato per la prima volta ad uno scrittore, D'Annunzio appunto. D'Annunzio è un nostro contemporaneo».

 

Amori e passioni di Gabriele D'Annunzio (Mondadori) di Giordano Bruno Guerri: è il prossimo libro in uscita che attualizza la vita del grande poeta italiano in relazione  alle sue passioni anche amorose oltre che artistiche.

 

PENNA E MUSICA.jpg  home page   


http://www.gabrieledannunzio.net

2010 - è STATO INAUGURATO AL VITTORIALE DEGLI ITALIANI un nuovo museo D'Annunzio Segreto (02 ottobre 2010)

 


 

 

Alcune note bibliografiche:

G.Luti – Tre protagonisti: D’Annunzio, Campana, Landolfi, Ed.Helicon, 2007

G. Ferrero – Da Fiume a Roma, Nuovi Equilibri, 2003

A.Pupino – D’Annunzio, letteratura e vita – Salerno – 2002

V.Moretti – D’Annunzio pubblico e privato – Marsilio 2001

 

Rif: edizioni integrali  dell’opera d’annunziana:

Prose e romanzi – Volume I/II  1988-1999 – Mondadori  (I meridiani)

Versi d’amore e di Gloria – Volume I/II 1982-1984 – Mondadori (I meridiani)

Tutte le novelle  -  Mondadori – 1992  (I meridiani)

Scritti giornalistici 1882-1898-  Mondadori -  1996 -  (I meridiani)

 

 

 

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