martedì 24 ottobre 2017   ::  
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NOVALIS - IN APPUNTO

Anelito di morte

Laggiù nel suo grembo, lontano
Dai regni della luce, ci accolga
La terra! Furia di dolori e spinta
Selvaggia è segno di lieta partenza.
Dentro l'angusta barca è veloce
L'approdo alla riva del cielo.

Sia lodata da noi l'eterna notte,
Sia lodato il sonno eterno.
Ci ha riscaldati il torrido giorno,
ci ha fatti avvizzire il lungo affanno.
Non ci attraggono più terre straniere,
vogliamo tornare alla casa del Padre.


     

N o v a l i s    Georg Philipp Friedrich Leopold von Hardenber          

testo: Nero Fluo

 

Pseudomino di Georg Philipp Friedrich Leopold von Hardenberg, uno dei maggiori esponenti del circolo di Jena, Novalis nasce il 2 maggio 1772 a Wiederstedt, in Sassonia, nel castello di Oberwiederstedt, di proprietà della famiglia. E' il secondo di undici figli e la sua educazione è austera e religiosa. Fin dalla giovane età, Novalis deve fare i conti con la sua salute cagionevole, che lo porterà a convivere, per tutta la vita, con la paura della morte che determinerà in lui un'esistenza fatta di passioni estreme e di costante tensione visionaria. Nel 1781, a soli nove anni, è costretto a letto a causa di una grave malattia, ciò lo porta ad avvicinarsi alla lettura. Si iscrive all'Università di Weissenfeels-Sale, ma prosegue i suoi studi a Lipsia. Nel 1792 incontra Friedrich Schlegel del quale diventa subito amico, condividendo gli analoghi ideali romantici. Guidato dal suo slancio giovanile s'immerge completamente nella scrittura e produrrà in particolare, poesie ispirate da ragazze, libelli politici e pensieri di lieve stampo filosofico. Durante un viaggio di lavoro a Gruningen incontra la famiglia Rockentien e s'innamora della figliastra Sophie Van Kuhn, con la quale si fidanza nel marzo 1795. Qualche tempo dopo, in un ricevimento a casa del professor Niethammer, a Jena, fa la conoscenza di Holderlin e del filosofo Johann Fichte; con quest'ultimo inizia una fitta collaborazione, tanto da diventarne allievo e da intraprendere gli studi sulla dottrina della scienza sviluppata dal filosofo. Ben presto due gravi eventi sconvolgono la vita di Novalis: l'amato fratello Erasmus viene a mancare improvvisamente e nel 1797 Sophie muore a causa di una gravissima malattia. Per dar sfogo alla pena della sua anima, il giovane inizia a scrivere un diario e a rifugiarsi nello studio, in particolare, rivolge la sua attenzione all'arte dell'olandese di Frans Hemsterhuis. L'orientamento intellettuale di Novalis è segnato profondamente da questi eventi, che lasciano in lui una profonda ferita non rimarginabile.   Influenzato dagli scritti di Jacob Böhme, di Nikolaus Ludwig von Zinzendorf e di Friedrich Schleiermacher, diventa l'esponente più celebre del primo romanticismo tedesco. In particolare, gli scritti di Zindendorf lo portano ad avvicinarsi alla religione.

L'amore gli appare come forza creatrice e insieme come sophia divina e azione redentrice del Cristo; a questa visione si aggiunge anche il rinnovato influsso di Hemsterhuis; l'amore è identificato con la forza dell'attrazione nella natura fisica, cui s'oppone, l'egoismo. Per Novalis, la poesia e la filosofia erano una cosa sola con la religione. Egli è convinto che l'immaginazione e l'intuizione intellettuale celino in essere una forza produttrice e creatrice di un vero mondo spirituale che porterà al dominio dello spirito sul proprio corpo. Nel 1798 intensifica i suoi studi sulle scienze naturali, stimolato anche dall'incontro con Abraham Werner avvenuto a Freiberg. Nello stesso anno, l'incontro a Dresda con Friedrich e August Schlegel e con Friedrich Schelling diede origine alla scuola romantica. Poco tempo dopo viene pubblicato sul primo numero dell'Athenaum, il manoscritto dal titolo Bluthenstaub, inviato precedentemente da Novalis allo stesso August. A quest'opera segue la raccolta di brevi poesie ed epigrammi, Blumen e la raccolta di riflessioni politico-filosofiche, Glauben Und Liebe. Nel 1799 si reca a Jena dove conosce Ludwing Tieck, che diventerà suo grande amico e curatore della diffusione delle sue opere dopo la morte. In questo periodo compone i primi Canti Spirituali e il saggio La cristianità o l'Europa. Verso il finire del 1799 inizia la stesura del romanzo Heinrich von Ofterdingen Nel 1800 conclude gli Inni alla notte e li invia a Friedrich Schlegel che li pubblica sull'Athenaum. In realtà, Novalis aveva iniziato a comporli nel 1797, dopo un «momento di lampeggiante estasi», provato sulla tomba di Sophie.

Un anno dopo, il 25 marzo, Novalis morirà nella zona in cui è nato, consumato dalla tisi. Il suo pensiero filosofico è contenuto principalmente nella raccolta Frammenti. Secondo Novalis il mondo va romanticizzato, scorgendo nel particolare un valore universale e viceversa, comprendere che l'universale si esprime nel particolare. Per romanticizzare la realtà è necessario guardarla con occhi diversi; la fantasia prende il posto della ragione. Negli Inni alla notte, lo spazio notturno diventa il regno del sogno e della fantasia, indispensabili veicoli verso l'infinito; l'uomo entra nella notte che è metaforicamente la notte mistica dello sposalizio, all'interno della quale si cela l'amata, ovvero «l'amabile sole notturno». L'idealismo di Novalis è di tipo magico, dove il soggetto individuale è onnipotente, e quindi in grado di trasformare il mondo con la sua volontà e fantasia. Questo ampliamento delle capacità del soggetto comporta principalmente l'unità tra individuo e natura. Nel predetto I sacerdoti di Sais, la natura è unica perché identificabile con il soggetto umano che la contempla. Dopo aver cercato a lungo la natura, personificata dalla dea Isis, Giacinto la trova proprio nella sua amata, Fiorellin di Rosa. La natura, quindi, è vicina a noi, basta saperla vedere. Al concetto della natura è connessa l'idea dell'unità dell'uomo con Dio, che porta ad accettare una sorta di panteismo ispirato a Giordano Bruno e Spinoza. La realizzazione ultima dell'uomo è pertanto la risoluzione dell'Uno nel Tutto.  In Fede e Amore, Novalis presenta il suo ideale di stato: una comunità armonica, in cui i cittadini trovano nella coppia sovrana il modello di vita esemplare; la monarchia si fonde alla repubblica, il sovrano è uno, ma alla vita politica sono chiamati a partecipare tutti gli individui. Egli per il suo modello ideale guarda all'Europa medioevale, dove tutti i popoli cristiani erano governati da un unico pontefice; tutta la storia successiva è semplicemente il processo di disgregazione dell'unità cristiana. Al termine dello scritto Novalis prevede il ritorno all'unità attraverso un Concilio Europeo, tesi opposta a quella di Nietzsche che prevedrà lo sgretolamento dei valori cristiani.  

La  filosofia  di Novalis in aforismi:   La poesie è il reale, il reale veramente assoluto.   I poeti sacerdoti  erano in origine una cosa sola. Soltanto le epoche posteriori li hanno separati. Il vero poeta però è sempre  rimasto sacerdote, come il vero sacerdote è sermpre  rimasto poeta. Al poeta occorrono un senso tranquillo e attento, idee o inclinazioni che lo tengono lontano dalle attività terrene e dalle faccende meschine, viaggi, conoscenze svariate tra gli uomini, intuizioni varie, leggerezza, memoria, il dono di parlare, nessun attaccamento a un unico oggetto,  nessuna passione in tutto il significato della parola, una suscettibilità plurilaterale.   approfondimenti: S.Zecchi - la magia dei saggi - Milano 1984 L.Arena  - la filosofia di Novalis - Milano 1987

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approfondimenti:

http://www.filosofico.net/novalis.htm - approfondimenti

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