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La Violenza di Dio
autore: Enzo Bianchi
edizioni - Vita e Pensiero
CRISTIANESIMO COME RELIGOINE DELL'AMORE
L’identificazione è immediata, ma spesso rischia di trasmettere un’immagine edulcorata della fede cristiana, che invece ha a che fare, in modo speciale, anche con la violenza e il male.
Il priore di Bose, Enzo Bianchi affronta a viso aperto questo tema leggendo i “salmi imprecatori”, testi biblici di solito poco frequentati proprio perché ricchi di immagini di violenza che disturbano la nostra sensibilità e ci mettono a disagio. Una violenza che viene portata davanti a Dio come grido di dolore, invocazione di una liberazione, ma anche invettiva. Perfino nella preghiera, il grido delle vittime innocenti di fronte al male dilagante e impunito arriva a mettere in questione la stessa bontà di Dio, la sua vicinanza, la sua capacità di giustizia. L’esperienza del male appartiene ineludibilmente alla vita. La Bibbia lo sa bene, e ne parla senza filtri o eufemismi, senza paura di dar voce a tutto l’uomo. E di dargli un senso e una speranza. (L'esperienza del Male - Enzo Bianchi, pag. 180 - edizioni Vita e Pensiero).
Approfondimenti:
Il sacrificio di Gesù Cristo, morto sulla Croce, rappresenta la visione dell'ingiustizia e della violenza mostruosa perpetuata contro il più giusto dei giusti. Dalla Croce ecco che si realizza il passaggio dell'uomo nuovo, dell'uomo che acquista coscienza dell'amore di Dio. Senza questa consapevolezza dell'amore egli diventa un essere egoista e talmente violento da distruggere anche se stesso. L'esempio del dolore, il sacrificio, la morte di Gesù Cristo segna questo passaggio delle responsabilità. Con il Vangelo diventa anche possibile diventare testimoni di una vita spirituale più libera e matura che non dimentica il sacrificio di Gesù, anzi lo eleva come simbolo della redenzione e della pace biblica. Questa pace però, non è un'utopia, non sta in un passato perduto, ma è una possibilità che Dio offre all'uomo, è una pace nella storia! Essa fa parte, dunque, dell'annuncio profetico e non è accessoria rispetto all'annuncio del Dio unico e fedele, il Dio dell'Alleanza fatta in ogni carne. Quest'alleanza sarà sempre alleanza di Pace (berit shalom) mentre la sua rottura significherà morte, distruzione, desolazione. Non han forse ragione gli esegeti nel tradurre shalom quando esso appare col suo più pieno significato con il termine salvezza? Frutto e risultato dell'Alleanza con Dio è la salvezza, è la pace, rapporto di riconciliazione e di scambio tra i credenti del patto, in cui Dio dà ciò che possiede: la vita, la gioia, la pace, la salvezza!
Il criterio ermeneutico per cui pace e salvezza sono sinonimi ci è fornito dal grande annuncio dell'evangelo
in Is. 57,7
«Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annuncia la pace, messaggero di bene, ché annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio!» .
E ancora in Is. 54,10:
«La mia grazia non ti abbandonerà e il patto della mia salvezza (berit shalom) non vacillerà!».
L'annuncio della pace è dunque annuncio della buona notizia, dell'evanghelion, riservato ai poveri. Quando Dio regna, quando il suo regno viene tra gli uomini, allora si manifesta la pace!
Luca 4,18: «ai poveri un lieto messaggio (evanghelion)» è l'annuncia della pace. Per questo chi annuncia il regno, annuncia la pace, chi mostra di essere sotto la signoria di Dio si mostra servo e artefice della pace, chi accoglie il Regno di salvezza accoglie la pace e si avvia alla vita spirituale e della fede.
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Qui di seguito si riporta uno stralcio dell'intervista di Francesca Sabatinelli a Enzo Bianchi in occasione dell'incontro XXI Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa - L'età della vita spirituale che si è svolto a Bose in data 7 settembre 2013
(domanda)
Torniamo all’incontro che state vivendo a Bose e al suo titolo, “L’età della vita spirituale”: a dimostrazione che ogni umano passaggio ha la sua spiritualità?
Padre Enzo Bianchi
La vita spirituale cristiana è certamente quella che ci è consegnata dal Vangelo e dalla grande tradizione cristiana. Ma è anche vero che per ogni età della vita dell’uomo, la spiritualità prende dei tratti propri. Altra è la spiritualità nella giovinezza, con altri accenti viviamo la maturità e, poi, pensiamo alla spiritualità della vecchiaia, in cui c’è soprattutto presente la sapienza, l’esperienza, il dovere di essere testimone verso le nuove generazioni, il dovere di passare un’eredità spirituale, che è quella della fede, ma anche quella di tutta un’esperienza che si è fatta come vita nello spirito. Noi vogliamo riportare il cristiano al tempo, in un momento in cui sembra che non ci sia più il passato, che non c’è il futuro, che si rimuove la morte, che si rimuove la vecchiaia, che si vive l’attimo fuggente, che si vive la dittatura delle emozioni… Ecco, occorre far vedere che ogni età è un oggi di Dio che ci è offerto, in cui dobbiamo vivere il Vangelo.
redazione aminAMundi /dicembre 2013
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