domenica 30 aprile 2017   ::  
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PERCY BYSSHE SHELLEY - IN APPUNTO






 

IN DIFESA DELLA POESIA  DI PERCY BYSSHE SHELLEY

note: & riflessioni - di Miriam Luigia Binda

 

danza fiori dettaglio I.jpg 

    

Amor aeternus

Ricchezze e lodi svaniscono nella massa 

del ande mare umano del giusto e dell’ingiusto, 

quando è la volta che il nostro  possesso scada;

l’amore, anche se maldestro, 

è tra  le cose  immortali,

che  sano  ogni fragile  materia

che siamo, o siamo stati.

(Percy Bysshe Shelley)

 


 

 

Percy  Bysshe Shelley (1792-1822) è un poeta romantico,  filosofo e culture dell'arte classica, nato in Inghilterra ha vissuto  molti anni anche in Italia.

Il faccendiere  Thomas Love Peacock, amico del poeta, in nome dello scientismo pauperistico, attribuiva  un  vezzo  pregiudizievole dell'inutilità sociale dell'arte poetica. Come fosse un involucro oramai logoro, secondo il sedicente faccendiere, occorreva disfarsi della  poesia per restare al passo con i tempi moderni.

Shelley ha saputo difendere la  poesia  dagli attacchi ricevuti,  attraverso un   delicato  discorso che ha successivamente  raccolto e pubblicato nell'anno  1821, un anno prima la sua morte. In una nota del suo libro, paragona la rosa alla poesia.   L'assimilazione  "rosa-poesia"  evoca la fragranza della rosa,  anche   quando scompare,  la giovinezza,  al  declinare del  tempo.  Il luogo scelto  per introdurre il suo saggio è dunque,  un giardino; fresco, accogliente, un posto nel quale ci si può  riposare con la meditazione.  Si tratta di uno scenario romantico  nel quale   Shelley  cerca di proteggere la poesia,  dalla spregiudicatezza di coloro che la considerano inutile. A  mio modo di vedere,  l' interpretazione di Shelley,  pone la poesia  addirittura nell'eternità che sovrasta i sensi.   In un connubio di fiori e parole la sinestesia  di Shelley, profila la poetica nel tatto, nella musica e nel colore;  ogni parola si sposa alla  fragranza di una rosa, nel giardino del mondo.

Anche un  neofita all'arte poetica può leggere questo bel libricino;  in difesa della poesia. Il lettore può trovare le risposte alle domande che, in genere si chiedono ai poeti. La domanda più tradizionale: che  cosa serve la poesia?  Non a caso,  Shelley scioglie la discussione a partire dal termine  "immaginazione" secondi il quale l'atto stesso di immaginare non sacrifica la bellezza, alle turbolenze psichiche disorganizzate dal pensiero ma,  al contrario lo eleva allo  stato  di  gioia  della mente ispirata. Non dobbiamo dimenticare che Shelley è un romantico per cui la  partecipazione ontologica tra lo stato virtuale e materiale è sempre  una benedizione dell'Altissimo.  Qui di seguito, riporto una frase tratta dal suo libro "senza la poesia, la civiltà cristiana e cavalleresca,  il mondo sarebbe caduto in uno stato di totale anarchia ed  angosciosa tenebrosa"  (pag.40).

Al centro di questo particolare interesse romantico troviamo la testimonianza di  Byron  che ha elevato la  poesia alla   filosofica della  libertà   attraversando   percorsi folgoranti e carichi di drammaticità. Egli infatti, per i suoi  eccessi di debiti e storie  travolgenti,  fu giudicato  un dandy  di  fragile temperamento  ma queste considerazioni sono superficiali se  messe a confronto con la sensibilità   d'animo connessa all'intelligenza  della sua missione civile. Fu sorprendentemente solidale col popolo greco al punto tale da  interagire, con tutta la sua anima, alla lotta per l'indipendenza.  La spiccata generosità di Lord Byron, nei confronti del popolo greco, testimonia  un'emancipazione della sua personalità  non riducibile  alla singolare  rappresentazione  di un dandy egocentrico; fu sepolto in   Grecia a Missolungi, all'età di  36 anni, il suo nome  riecheggia tutt'oggi come un eroe, un difensore della libertà, oltre ad essere riconosciuto poeta universale.

Anche Shelley, come Byron  sente il bisogno di scuotere l'anima, di farsi coraggio per non finire sotto il peso di un malessere  confuso  dall'incomprensione e difende la poesia con uno spirito romantico travolgente. Nel suo libro risveglia  dei punti  memorabili  tratti dai capolavori di Dante, San Bernardo, Platone, Mosè, Plutarco  e  altri sapienti.

La poesia, da questo punti di vista è una sfida storica,  che non ha vincitori o perdenti poiché in ogni epoca, ci sarà qualcuno che cerca di negarla e qualcun'altro che la vuole rappresentare in nome della libertà del pensiero e della parola.

Lo scopo del suo piccolo capolavoro, come già ho anticipato era di  contraddire l'amico Thomas Love Peacock il quale, nel 1820,  informava  Shelley, di avergli spedito la  copia del  suo saggio The Four Ages of Poetry, nel quale dimostrava l'inutilità della poesia. Per Shelley,  la poesia  non solo era utile ma ragionevole e,  il suo impegno, a difesa della poesia,  fece  risonanza anche nelle epoche  successive. Benedetto  Croce,  nel 1933, all'università di Oxford,   tenne una  conferenza che celebrava l'operetta   di Shelley.  Anche Ungaretti, in Brasile, in una lezione  difendeva la cultura antica di  Giambattista Vico traendo commenti  dalle riflessioni  di  Shelley.

Molto spesso si sente dire che i poeti sono  misantropi  perché vivono in un mondo appartato. Secondo me sbagliano anche coloro che, oggi come oggi, cercano  qualche particolare confronto tra chi è poeta (poco noto al pubblico)  e coloro che hanno realizzato una poesia per comunicarla al pubblico anche in veste discografica.  Ad esempio  Bruce Springsteen o, per restare in Italia, De Andrè, Celentano, Franco Battiato, oppure il poeta per antonomasia, Bob Dylan. Certamente questi nomi, dell'universo musicale,   hanno fatto della poesia un arte parallela molto spettacolare e   redditizia,   in grado di asfaltare tutte le  strade commerciali  del mondo. Ma, non bisogna giustificare la poesia soltanto in termini di numeri quantificabili in business;  mi preme sottolineare, a partire dal discorso di Shelley,  che la poesia è soprattutto un umanesimo capovolto alla propria interiorità. Non bisogna confondere il poeta come fosse  un misantropo che vive fuori dal mondo o, al contrario, pensarlo come un mondano che fa tendenza al pari di una pop-star.

Personalmente, svolgo gran parte della mia  attività, nel silenzio di una stanza, il mondo  vive e celebra le  emozioni in forma virtuale, la presenza dei vissuti è trasportata da una forza  interiore ed  evocativa. Non è immediatamente parola in grado di dare un significato compiuto. Prima di tutto è un'immagine che parla. Forse  sono proprio le parole che si sottraggono alla categoria dei significati  che stanno sulla linea di confine con l'abisso. Il luogo che non è un luogo ma, come  molti  studiosi della psiche hanno definito è l' archetipo. Viene da noi, in sogno, viene con evocazioni fantastiche e apre la porta all'infinito. E' forse, in noi, il giardino  dei giusti - per dirla con Shelley - il luogo della rosa che si fa poesia?

Ma attenzione a non scadere  sempre in un fatto eccezionale.  Poiché è vero che le persone che si avvicinano all'arte poetica devono affrontare la fatica di sopportare questa scelta con la consapevolezza che buona parte della loro produzione sarà incompresa o considerata nullificante anche nelle epoche successive quella di Shelley. Sopravvive l'incomprensione. Anche gli  artisti - i poeti  specialmente  non si sforzano   di tracciare, con la propria voce, una comunicazione  con le persone che spesso chiedono delle spiegazioni. 

La chiusura, è quindi ambivalente. E' un errore. Un errore  pensare che non ci sia  spiegazione, soprattutto per la poesia. Purtroppo va anche detto che attualmente  l'uso del   linguaggio   è  aggressivo  e  strategico. Soprattutto nella pubblicità, lo studio delle parole è finalizzato alla persuasione, che sollecita le persone a comprare un prodotto oppure un'altro.  L'essenza della poesia non ha bisogno di mascheramenti o  barriere  falsificatrici perché già in sé mantiene  allegorie fuori dal comune che si adeguano al senso di coloro che vogliono sfiorarla, per questo non è possibile adoperarla per un'azione collettiva e strumentale. Ben venga  la  sua inutilità; di fatto non è utile, il suo modo di esprimersi può essere anche un vaticinare  anche se di profetico non ha alcun contenuto;  la poesia non è uno strumento di comunicazione comune a meno che, come ha fatto Shelley la si crea per provocare una critica di valore morale.  Tale valore  lo si ottiene con una solida struttura  di conoscenze partecipate da  un numero cospicuo di studiosi e pensatori che hanno capito il significato della poesia come elemento di libertà.

Quando  affrontai, fuori dall'ordinario, la  mia prima psicoanalisi,  con fervore ed entusiasmo, al pari di quando affrontai i miei studi filosofici, notai durante le difficili fasi del mio percorso analitico, che mi veniva  attribuito, dalle persone incuranti di questa pratica quasi naturalistica, di non sapere  comunicare  le ragioni del mio percorso. Io non volevo assumermi il compito di comunicare  una scelta personale. In verità non sopportavo di parlare con le persone che non ritenevo preparate su tale argomento. Io in prima persona non ero preparata. In merito anche ai miei studi filosofici, in passato, mi capitò  di dover affrontare alcune considerazioni - a mio parere - sconsiderate che  attribuivano agli studi filosofici un valore esclusivamente estetico. Nell'ambito della poesia, come per gli studi filosofici e per la psicoanalisi, la mia diretta esperienza ha verificato che non ci sono delle risposte in grado di giustificare tali scelte. Essere preparati o meno è una condizione  "auto-da-fé" che deriva dall' auto-affermazione di sé,  nella società, nella vita collettiva e si trova in un percorso giusto, nella sfera dello spirito. Di fatto non ci sono rispose generali. Un filosofo ha quindi il diritto di essere e basta? 

Per sua scelta e per un fatto che lo naturalizza alla causa  del dovere morale?  E la psicoanalisi come può giustificare la scelta del suo percorso analitico se, la sua consapevolezza non  ha  bisogno di giustificarsi? Che significato hanno le metafore che ricordano un vissuto che non è ricordato in realtà? Dove si trova la poesia di qua o di la del vissuto?

Quando cominciai a verificare gli effetti meravigliosi dell'empatia compresi che bisognava dare parola a quelle forme che a volte si trovano  sopra-pensiero.  Come quando giocano i bambini e non sanno neppure di giocare talmente sono presi dalle loro fantasie. E' una buona scuola per gli adulti  perché anche attraverso i loro giochi è possibile cogliere una sorta di poesia, un linguaggio sublimato dei bambini che diventano attori del tragico  mondo degli adulti.  E' un atto spirituale dare la parola alle rappresentazioni dei bambini, così come dare merito a certi aspetti della natura che, nel piccolo habitat in cui si possono osservare, esprimono una sapienza millenaria fatta di gesti anche affettuosi tra animali che vivono  vicino a noi, tra arbusti spontanei che crescono accanto ai fiori che abbiamo coltivato in quel giardino meraviglioso in cui è possibile trovare, la fragranza della rosa - descritta da Shelley.

La poesia a volte non ha bisogno di un  pubblico presente. In genere si consuma a sorsi in una stanza poco frequentata. Inoltre, ho scoperto che  esiste - la  perennità dell'essere  - come diceva  San Tommaso alcuni  valori sono universali. Si  manifestano  in maniera spontanea quando l'ambiente è rilassato e non è tormentato da forme invadenti di follia. Forme che cercano di distruggere senza pietà  tutte le rappresentazioni pacifiche che derivano anche dall'avere un contatto buono con la propria mente.  

Il web  è una grande vetrina virtuale che mette in mostra centinaia di profili  che spesso nascondono il desiderio di essere liberi,  oppure di mistificare  la propria identità. Non sempre si scoprono le reali situazioni di ognuno;  i contatti determinati soprattutto con i social,  quelli che ho potuto constatare, sono spesso originati da un desiderio di divertirsi  oppure alcuni contatti cercano di acquisire un ruolo dominante soprattutto sul piano politico o delle critiche sociali.  Esempio ci sono blog e profili web (nascosti da pseudonimi) che stanno di fatto sostituendo l'autorità di  giornalisti  qualificati che  lavorano in quotidiani storici. Giovani ragazzi, cercano nella rete i contatti che più si avvicinano ai loro gusti,  alle loro esigenze anche di socializzare fuori dalla solitudine che spesso, si consuma, nella stanza di casa. Non - a caso - il movimento  5 stelle, in ambito politico è nato da un blog che ha convogliato la voce di centinaia di giovani. Esistono blog anche per dare voce a cantanti che normalmente non si sentono neppure alle radio.  I social, consentono di raccogliere, numeri impressionanti di contatti. Ognuno dei quali ha materiale da comunicare, o mostrare a titolo di fotografie, ricette, barzellette, brani musicali, poesie, opinioni politiche. Si possono anche modificare i propri dati per evitare di essere riconosciuti.  Anche molti politici comunicano con il popolo della rete ma lo scambio è sempre  riduttivo, non approfondito.  Ho portato questo esempio della rete, perché  la parola si è notevolmente trasformata con l'uso di tecnologie che di fatto ha  sostituito  la parlata con la parola scritta.

Le pratiche spirituali non sono morte anzi sopravvivono nonostante la semplificazione della rete; quando qualcosa di spirituale, si sta per compiere,  l'invisibile ci circonda con le sue note creative,  nella rete neuronale che vale ancora molto  per noi stessi.  Per la nostra sopravvivenza, per la nostra civiltà, per decifrare, ragionare, ricordare, soffrire, gioire. C'e' una parola per dire tutto questo?

L'esigente  trasmutazione  sollecita  un mondo sconosciuto che di fatto  giunge incomprensibile: a frazioni minime luminose e  cangianti significati - insignificanti all'apparenza. Con un  cuore aperto al dialogo,  posso    dire  che  bisogna dare spazio alla parola libera: grazie all'uso (a volte inutile)  della parola si apprende  il valore  del silenzio che  apre  lo stato  della meditazione.  Come ci insegna  Shelley, nel suo piccolo testo, la riconciliazione interminabile tra l'essere e il non essere - tra l'inconscio e la coscienza,  esiste  nella poesia  o alchimia  che trasforma in oro liquido le acque velenose che dalla morte si riversano nella vita.(pag. 56) E.... come sappiamo la vita è anche libertà di parola.

  

(miriam luigia binda) /maggio 2016

 

Si riporta qui di seguito uno stralcio dell'opera - 1) IN DIFESA DELLA POESIA di Percy Bysshe Shelley.

(....)

Gli sforzi di Lokce, Hume, Gibbon, Voltaire, Rousseau e dei loro discepoli, in favore dell'umanità oppressa, meritano la gratitudine del genere umano. Tuttavia è facile calcolare il grado di avanzamento morale ed intellettuale che ci sarebbe stato nel mondo se essi non fossero mai vissuti.

Per un secolo o due si sarebbero dette un po' di scemenze in più; si sarebbe forse bruciato , come eretico qualche altro uomo, donna o bambino e forse, in questo momento non staremmo qui ad esprimere la nostra mutua soddisfazione per l'abolizione dell'Inquisizione in Spagna.

Ma quale sarebbe stata la condizione morale del mondo senza Dante, un Petrarca, un Boccaccio, un Chaucer, uno Shakespeare, un Calderon, un Lord Bacone o un Milton è cosa inimmaginabile; senza Raffaello e Michelangelo, senza la traduzione della poesia ebraica, senza la rinascita degli studi di letteratura greca; se non ci fossero stati tramandati  i monumenti  della scultura antica, e se la poesia della religione degli antichi si fosse estinta insieme al suo impianto dottrinario. In assenza di questi stimoli la mente umana non sarebbe mai stata in grado di inventare le scienze fisiche; ne sarebbe stato possibile applicare alle aberrazione della società quel ragionamento analitico che si cerca ora di elevare al di sopra della stessa facoltà creativa ed inventiva.

Possediamo più conoscenze nel campo morale, politico e storico di quanto siamo in grado di mettere in pratica; le nostre conoscenze scientifiche ed economiche sono esorbitanti rispetto a quelle che sarebbero necessarie a garantire un'equa distribuzione della ricchezza; in questi sistemi di pensiero la poesia è sepolta sotto il cumulo di fatti e di processi computazionali. Non è che siano privi di conoscenze relative a ciò che moralmente; politicamente ed economicamente è buono e giusto in assoluto, o almeno a ciò che è più giusto e migliore di quanto gli uomini siano attualmente abituati a fare o a sopportare solo che permettiamo che l'Io-non-oso stia al servizio dell'io-vorrei: quello che ci manca:

è la facoltà creativa di immaginare quello che conosciamo; ci manca l'impulso generoso che attualizza ciò che immaginiamo; quello che ci manca è la poesia della vita. I nostri calcoli sono sfuggiti al nostro stesso pensiero; abbiamo mangiato più di quanto siamo in grado di digerire.

L'assenza della facoltà poetica ha fatto si che il culto di quelle scienze che hanno allargato i confini del dominio dell'uomo sulla realtà esterna, abbia man mano circoscritto quelli del mondo interiore, e l'uomo pur soggiogando gli elementi è rimasto schiavo.

/..../

Cosa sarebbe la virtù, l'amore, l'amicizia, il patriottismo, quale sarebbe lo scenario di questo bell'universo che abitiamo; quali sarebbero le consolazioni al di qua della tomba; e quali le aspirazioni  al di là di essa; se la poesia non si levasse a portarci la luce ed il fuoco da quelle eterne regioni dove la facoltà computazionale dalle ali di gufo non osa mai spiccare il volo?

I più grandi poeti di oggi sono chiamati a testimoniare se non sia un errore affermare che le più belle composizioni poetiche sono frutto di studio e fatica. Il lavoro e l'indugio raccomandati dai critici possono essere giustamente intesi a significare niente più che un'attenta osservazione dei momenti ispirati, ed un artificiale riempimento dei vuoti d'ispirazione mediante l'inserimento di espressioni convenzionali; una necessità questa imposta solo dalla limitatezza della stessa facoltà poetica. Milton infatti concepì il Paradise Lost come un tutto, prima di realizzarlo in parti. Abbiamo anche la sua autorevole testimonianza circa la musa che "gli ha dettato il canto non premeditato". E questo basti a chi vorrebbe avallare le cinquantasei varianti del primo verso dell'Orlando Furioso. Le composizioni ottenute in tal modo stanno alla poesia come un mosaico alla pittura.

Quest'istinto ed intuizione, propri della facoltà poetica, sono ancora più evidenti nelle arti plastiche e pittoriche, un grande quadro o una grande statua crescono per il potere dell'artista,  come un bambino nel ventre materno; è la stessa mente che dirige le mani durante l'esecuzione è incapace di spiegare a se stessa l'origine, le gradazioni, o i mezzi del processo.

La poesia fissa i momenti più belli e più lieti delle menti più belle e gioiose. Si annuncia con la presenza evanescente di pensieri e sensazioni che associate a volte a un luogo o una persona, a volte  generate solo dalla nostra mente, giungono sempre inattese, per allontanarsi senza che le abbiamo congedate; indicibilmente dolci, e nobilitanti, al punto che anche il desiderio ed il rimpianto  che lasciano sono intrisi di piacer, poiché  essa partecipa alla natura del suo oggetto. E' come se nella nostra natura più propria penetrasse una natura più divina; ma i suoi passi sono come quelli di un vento del mare che l'arrivo della burrasca cancella  ma di cui rimangono solo le orme, come sabbia raggrinzita sul fondo. Queste e consimili condizioni, sono esperite principalmente da quelli dotati di più delicata sensibilità, e di più robusta immaginazione; e lo stato d'animo che ne deriva è in  lotta con ogni basso desiderio. L'entusiasmo della virtù, dell'amore, del patriottismo, dell'amicizia, è legato essenzialmente a queste emozioni, perdurando le quali,l'io si rivela per quello che è; un atomo rispetto l'universo. I poeti non solo sono soggetti a queste esperienze in quanto spiriti estremamente sensibili, essi sono anche in grado di conferire alle loro creazioni le evanescenti tonalità cromatiche  di questo mondo etereo; una parola, un tratto nella rappresentazione di una scena o di un affetto, toccherà la corda incantata, ed in quelli che abbiano mai provato queste emozioni; l'assopita, fredda e sepolta immagine del passato si ridesterà al soffio vivificante. La poesia rende perciò immortale tutto ciò che di più bello e di più buono c'e nel mondo.

(....)

1) - Percy Bysshe Shelley - in difesa della poesia- Mimesis, Milano 2013.

 

 

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