lunedì 23 ottobre 2017   ::  
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IL    COMPLOTTO    DELL'ARTE

 Jean Baudrillard

andy warhol.jpg

 (immagine archivio aminAMundi mostra Worhol)

 

                       Estratto 'intervista a cura di   Catherine Franchlin  in riferimento alla pubblicazione dell'articolo Il complotto del'arte di  Baudrillard, sul quotidiano francese Libération (20.05.1996)

                     traduzione Sara  M. Fabriano

 

Domanda

Dopo lo shock provato alla lettura del suo articolo "il complotto dell'arte", mi sono detta che bisogna considerarlo alla luce della riflessione, più globale, che lei va portando avanti. Ho l'impressione che in questo suo testo lei si interessi all'arte solo  nella misura in cui lei vi ritrova comportamenti e funzionamenti che concorrono ad alimentare la sua critica della cultura occidentale.

risposta di J. Baudrillard:

Effettivamente, l'arte è per me, una periferia. Non vi aderisco realmente. Direi persino che nutro nei suoi confronti lo stesso pregiudizio negativo che nutro nei confronti della cultura in genere. In questo senso l'arte non ha alcun privilegio rispetto  agli altri sistemi di valori.  Si continua  a pensare l'arte come una risorsa insperata. E' proprio questa versione edenica che contesto. Il mio punto di vista, è antropologico. E da questo punto di vista l'arte non sembra più avere una funzione vitale; è condannata allo stesso destino di estinzione che ha colpiti i valori, alla stessa perdita di trascendenza. L'arte non sfugge a quella forma di effettuazione di tutto, a quella visibilità totale delle cose a cui è arrivato l'Occidente. Ma la iper-visibilità  è un modo di uccidere lo sguardo. Quest'arte la consumo visivamente, posso persino prendervi piacere, ma non mi dà né illusione né verità. Mentre si è messo in discussione l'oggetto della pittura, e poi il soggetto, mi sembra che ci siano pochi interessati al terzo elemento di colui che guarda.  Infatti colui che guarda è  sempre più sollecitato, ma tenuto come in ostaggio. C'e' forse per l'arte contemporanea uno sguardo diverso da quello  che l'ambiente artistico rivolge a se stesso?

domanda:

Lei è molto severo nei confronti dell'ambiente artistico, e parlando di un presunto "complotto dell'arte" ne descrive gli attori come altrettanti cospiratori

risposta di J. Baudrillard:

Quando parlo di "complotto dell'arte" uso una metafora, come quando parlo del "delitto perfetto". Non si possono indicare gli istigatori del complotto più di quanto si possono individuare  le vittime. Giacché il complotto non ha un autore e tutti sono al tempo stesso vittime e complici. La stessa cosa avviene in politica siamo tutti abbindolati  e tutti complici del tipo di messinscena per esempio. Una sorta di non-credenza, di non investimento fa si che tutti facciamo un doppio gioco in una specie di circolarità infinita. Ora, questa circolarità mi pare contraddittoria rispetto alla forma stessa dell'arte, che presupporrebbe una separazione netta  fra il "creatore" e il "consumatore". Tutto ciò che rientra nell'attuale confusione, in nome dell'interattività dell'interfaccia e Dio sa, cos'altro ancora, mi annoia...

domanda

Leggendo il suo articolo, non ho avuto l'impressione che lei si consideri un complice. Sembra pittusoto volersi mettere dalla parte di non-indiziati, di quelli che si cercherebbe di ingannare.

risposta di J.Boudrillard

Gioco volutamente il ruolo di uno che sembra ingenuo e scandalizza per la sua franchezza, di uno che non sa ma fiuta qualcosa. Rivendico il diritto di essere indocile. L'indocile, nel vero senso della parola, è colui che rifiuta di essere educato, istruito, preso cioè nella trappola dei segni. Cerco di fare una diagnosi guardando le cose da agnostico.....Non appena si entra nel sistema anche solo per denunciarlo, se ne fa automaticamente parte. Oggi non c'e' più un punto omega ideale a partire dal quale si possa elaborare un giudizio duro e puro. Lo si vede molto bene nell'ambito politico: quelli che mettono sotto accusa la classe politica sono gli stessi che la rigenerano. Questa classe viene rigenerata dalla sua messa in stato di accusa. Anche la critica più severa è presa nella circolarità.

domanda:

Che cos'è l'arte per lei?

risposta di J. Baudrillard:

L'arte è una forma, e una forma è qualcosa che non ha storia. Ma ha un destino. C'e' stato un destino dell'arte. Oggi l'arte inclina verso il valore, e sfortunatamente, in un momento molto sfavorevole per i valori. Valore estetico, valore commerciale...è un valore, qualcosa che si contratta, che si mercanteggia, che si scambia. Le  forme, in quanto tali, non si barattano con altro, si scambiano fra loro, e solo così c'e' l'illusione estetica. Prendiamo l'astrazione,  per esempio, nel momento in cui c'era quella decostruzione dell'oggetto, la decostruzione del mondo e della realtà; quello era ancora un modo di far scambiare simbolicamente l'oggetto con se stesso. Ma in seguito questo è diventato un processo semplicemente pseudo-analitico di de-composizione del reale, e non  di decostruzione. Qualcosa è girato a vuoto, forse per il semplice effetto di ripetizione. Ora, la maggior parte dell'arte contemporanea si dedica proprio ad appropriarsi della banalità, degli scarti, della mediocrità eleggendoli a valore e  ideologia. Nelle innumerevoli installazione e performance che ci vengono proposte è tutto un giocar di compromesso, con lo stato delle cose e contemporaneamente, con tutte le forme passate della storia dell'arte. Certo, tutta questa mediocrità  sostiene di sublimarsi passando al livello superiore e ironico dell'arte.  Ma è nulla ed è insignificante sia al primo che al secondo livello. Il passaggio al livello estetico non salva alcunché, al contrario: è una mediocrità  al quadrato. Afferma solo di essere nulla "Sono nulla! Sono nulla!" - ed è veramente nulla.

Tutta la duplicità dell'arte contemporanea sta proprio  in questo: rivendicare la nullità, l'insignificanza, il nonsenso, mirare alla nullità essendo già nulla. Mirare al nonsenso essendo già insignificante. Aspirare alla superficialità in termini superficiali. Ma la nullità è una qualità segreta che non può essere rivendicata da chiunque. L'insignificanza - quella vera, la sfida vittoriosa  al senso; l'arte della soppressione del senso - è una qualità eccezionale di poche opere rare, e che lo sono - insignificanti - di per sé, senza aspirarvi mai.

E' propriamente operazione poetica quella di fare spuntare il Nulla dalla forza del segno - non già la banalità o l'indifferenza della realtà ma l'illusione radicale, Così, Warhol è veramente nullo nel senso che reintroduce il nulla nel cuore dell'immagine. E fa della nullità e della insignificanza un evento che poi  trasforma in una strategia fatale dell'immagine.

Gli altri hanno solo una strategia commerciale della nullità, alla quale danno una forma pubblicitaria, la forma sentimentale della merce, come diceva Baudelaire. Si nascondono dietro la loro stessa nullità e dietro le metastasi del discorso sull'arte, che s'ingegna generosamente a dare a quella nullità dignità di valore (anche sul mercato del'arte, ovviamente). In un certo senso, questo è peggio che niente perché non significa niente eppure esiste comunque, dandosi tutte le buone ragioni di esistere. Questa paranoia complice  dell'arte fa si che non ci sia più  un giudizio critico  possibile è  solo una spartizione in via amichevole, necessariamente conviviale, della nullità. E questo  il complotto dell'arte e la sua scena originaria, ritrasmessa da tutti i vernissage,  allestimenti, mostre, restauri, collezioni e speculazioni, e che non può risolversi in alcun universo noto perché dietro alla mistificazione delle immagini, l'arte si è messa al riparo dal pensiero.  L 'altro versante di questa duplicità dell'arte è, bluffando in fatto di nullità, costringere invece  la gente a dare importanza e credito a tutto questo con il pretesto che non è possibile che sia così nullo, e che insomma ci dev'essere sotto qualcosa. L'arte contemporanea si avvale di questa incertezza, dell'impossibilità di un giudizio di valore estetico fondato, e specula sul senso di colpa di quanti non capiscono niente. Anche qui, reato di "insider" di chi sta addento alle segrete cose. Ma, in fondo si può anche pensare che, queste persone, che  l'arte tiene in uno stato di soggezione, abbiano capito tutto, poiché  danno prova, attraverso il loro stesso stupore, di un'intelligenza intuitiva;  hanno capito di essere vittime di un abuso di potere, gli si nascondono le regole del gioco e si tradisce la loro fiducia. In altre parole, l'arte è entrata nel processo generale di reato di "insider". E non solo l'arte; la politica, l'economia,  l'informazione godono della stessa complicità e della stessa rassegnazione. ironica da parte dei "consumatori".   "La nostra ammirazione per la pittura è la conseguenza di un lungo processo di adattamento che si è operato nel corso dei secoli e per ragioni che molto spesso non hanno niente a che vedere con l'arte o con lo spirito. La pittura ha creato  il suo recettore. In fondo, è una relazione convenzionale" (Gombrowicz a Dubuffet). Il solo problema è questo: come può una macchina simile continuare a funzionare nella disillusione critica e nella frenesia  commerciale? E se può, quanto tempo durerà questo illusionismo?  L'arte avrà forse diritto a un'esistenza altra, interminabile  simile in questo ai servizi segreti, dei quali si sa che non hanno più, da tempo, segreti da carpire o da scambiare, ma che nonostante questo prosperano in base all'assurda credenza della loro utilità e vengono mitizzati dai giornali?

domanda:

Tuttavia lei si permette di dire che la quasi totalità dell'arte è nulla...

risposta di J. Baudrillard:

Ma non pretendo di dire una verità. Se quello che dico non vale, basta ignorarlo. Tutto qui. In realtà, quell'articolo è stato scritto un po' affettatamente. Non avrei dovuto partire lancia in testa  in quel modo. Avrei dovuto dire che c'è, nell'arte contemporanea, un'ombra, un pizzico di nullità. E' nulla, non lo è? E che cos'è mai la nullità? Il mio testo riflette un umore, l'ossessione di un qualcosa che va oltre. Il fatto di essere passati dall'arte propriamente detta a una specie di trasestizzazione della banalità.  Viene da Duchamp, d'accordo. Non ho niente contro Duchamp, è un fantastico colpo di teatro. Ma è anche vero che ha messo in moto un processo di cui oggi, in conclusione, siamo tutti complici. Voglio dire che anche nella vita quotidiana abbiamo ormai questo "dready-madizzazione", o questa transtetizzazione di tutto, che fa si che non ci sia più illusione. Questo collasso della banalità nell'arte e dell'arte nella banalità, insomma questo gioco reciproco, complice, ecc. Dalla complicità al complotto...  Ci siamo dentro tutti. Non lo ricuso, e soprattutto non ho nostalgia dei vecchi valori estetici -.

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testo e intervista completa: 

"Le complot de l'art "  ,  Libération -  20 maggio 1996 -   articolo a cura di  Jean Baudrillard

"la comédie de l'art"  , Art Press n. 216 -  intervista  a Jean Baudrillard a cura di  Franchlin Catherine ------------------------------------------------------------------------------

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 JEAN     BAUDRILLARD

Filosofo  e  sociologo  delle teorie  che si sono ispirate  alla critica rivolta alla post-modernità. Fu uno dei fondatori della rivista UTOPIE (cessata nel 1980) insegnante all'Università di Parigi X Nanterre - Direttore dell'Università IX Dauphine, scrittore e satrapo del Collegio dei patafisici è stato membro  dell'istituto di ricerca sull'innovazione sociale al Centro nazionale della ricerca scientifica, ha insegnato in Svizzera  presso Euoropean Graduate School.

per approfondimenti, consigliamo la lettura  di alcune sue opere: 

·        Architettura e nulla. Oggetti singolari, Electa Mondadori,

·        Power inferno. Requiem per le Twin towers. Ipotesi sul terrorismo. La violenza globale, Cortina Raffaello.

·         La violenza del mondo. La situazione dopo l'11 settembre, Ibis,  (con E.Morin - 2004)

·        Violenza del virtuale e realtà integrale, Le Monnier.

·        Lo scambio simbolico e la morte, Feltrinelli.

 

 

 (redazione Sara Fabriano - 7 gennaio 2014:

Lo stralcio dell'intervista a Jean Boudrillard  personalmente  mi sembra  un piccolo saggio che introduce quel genere di critica artistica  che spazia nell'opera del "non detto" del "nulla e della decostruzione o patafisica.  Boudrillard è  deceduto nel 2007.   La citazione in riferimento  a  Witold Gombrowicz è possibile approfondirla anche attraverso il testo di Piero Sanavio:   Witold Gombrowicz, La Forma e il Rito, Marsilio editore (Venezia).


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