lunedì 23 ottobre 2017   ::  
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La poesia: arte del verbo

la critica: esegesi filosofica della logica

                                                                                         ninnj 2.jpg  di Ninnj Di Stefano Busà


Quando si parla di poesia si deve tener conto anche della critica che una tale arte comporta. Avvalendosi dell’estetica che è la materia prima del Bello più in generale, la poesia si allinea all’attività creativa del pensiero che la modula e la realizza, avvalendosi soprattutto del linguismo che tale stimolo artistico produce. Il poeta è colui che fa del soggetto creativo una manifestazione della natura –eccellente-.

Va subito detto che, la poesia più di ogni altra forma d’arte esplicita un’attività dell’intelletto e dell’armonia fonica; si sincronizza con l’interscambiabilità che esiste tra l’essenza interiore delle cose e il segno effettuale che permette l’estrinsecazione del correlativo oggettivo: avviene, cioé, che forma e sostanza si ricompongono liricamente. In tal senso, Poesia è intesa come la vita segreta illuminata dal punto di vista induttivo di ognuno e di tutti.

È ciò che Platone (se non ricordo male) chiamò “monsikè”.

La poesia è una strana compagna di viaggio, poiché si affianca e trae origine dalla vita dell’intelletto che esige il suo spazio per estendersi, trovare un rifugio nell’anima e una sincronia nell’universo che sono dotati di arcane magìe, siano esse fatte di suoni, parole, echi, fruscii che, in determinate circostanze, ci spalancano all’eterno, o ci ripropongono a condizioni, stupori ancestrali, fragilità, suggestioni segrete che si proiettano all’esterno con fragore ineluttabile: intelletto e ragione (vi confluiscono entrambi), perché non si può fare poesia senza il dono dell'intelletto e della ragione che la determini. Desidero evidenziare che tali termini sono riferiti all'energia spirituale del prodotto d'anima, chiamato comunemente – poesia – presuppone l'elemento imprescindibile che la strutturi nel profondo e nel senso più ampio del suo significato. L'intelletto, anch'esso indispensabile, vi gioca un ruolo talmente regolatore da non poter essere disgiunto.

Ma la critica in tal senso vi apparirebbe estranea.

Invece, è ciò che la segue semanticamente per far fronte a questo dispiegamento di forze occulte, che vanno a sua volta ordinate, collocate e decifrate per produrre quell’energia del Bello indispensabile ad accendere in ognuna la “scintilla” vitale di entrambe: della forma sulla sostanza, della prassi, della procedura e dell’uso della cui condizione la lingua poetica necessita.

Si crede spesso troppo erroneamente che la poesia (in senso lato) sia forza calamitante che sfida l’immediatezza (si dice sia "quel che il cuore ditta"), è vero, ma sono: l'immaginario, il sogno, il mito che si presentano al senso più universale della nostra immaginazione e bucano l'intelletto.

Emette segnali esterni e interni, <LA POESIA> segnali sottilissimi, che muovono nella direzione di una materia quasi inconscia, eterea, di primo acchito inconsistente ed estemporanea che fa della parola un prodotto dell'intelligenza, dell'intuizione e non solo, il risultato, soprattutto, ne fa una produzione dell'uomo: il più qualificato prodotto del suo linguaggio.

Medawer disse: "la poesia è l'arte della vita"; non a caso il premio Nobel così si espresse nei confronti della parola poetica. Se parliamo di bellezza, si deve prima di tutto interpretare che cosa è bello e definirlo, fare una libera traduzione tra natura dell'uomo e natura del suo prodotto estetico. Dunque, cosa è questa esegesi, se non una critica del “verbo” lirico?

Quando si cerca di stabilire cosa s'intenda per bellezza – in poesia –. Allora, ci accorgiamo che il rapporto dialogico tra il termine usato e i suoi significati intrinseci sono molto vasti, si entra per così dire, in un territorio minato, s'innescano mine sotterranee che potrebbero esplodere in polemiche bizzarre e lunghe diatribe. Questo è il compito della critica: dipanare il superfluo, tentare di fluidificarlo, riconoscere la Bellezza come valore aggiuntivo, essenziale e necessitante della teoria che si traduce in opera d’arte.

Avviene che in certo senso la critica entra in noi e ci segnala la presenza della parola perfettibile, Questa prerogativa è proprio dell'Arte (con la maiuscola), quel termine cui rivolgiamo tutte le nostre attenzioni, tentando di emularlo, esumarlo, farlo nostro e appartenergli nella sua purezza e nell'assolutezza della sua verità.

L'arte, allora, racchiude in sé la magia  dell’esistente, quella sorta di “verosimile” che ci sorprende emozionandoci ponendosi al nostro cospetto nella connotazione primordiale di Bellezza eterna e immortale.

Sopra il giudizio di parte, quale quello personale e soggettivo degli addetti ai lavori, pertanto, deve istruirsi quel meccanismo inalienabile della Bellezza, senza infingimenti, che  assolve il ruolo di critica.

In realtà osserviamo che ovunque c'è poesia, c'è l'uomo col suo intelletto e la sua forma artistica e che l'uno non si disgiunge mai dall'altra. La Natura nella sua impenetrabile realtà si produce in noi, libera e sincera, proiettando sulle cose la sensazione prepotente che noi siamo tutt'uno con le cose stesse (essenza dentro il cosmo). Quando infine riusciamo a cogliere una proporzione tra noi e gli oggetti circostanti, questo è il momento sommo, il momento in cui nasce la poesia. Qualora tale bellezza si rivela nel migliore dei modi e noi la sappiamo esprimere in modo eccelso e imperituro, ecco che  si rinnova il miracolo storico: la Poesia ci trascende, passa da noi al mondo, noi ne siamo trasmettitori; abbiamo realizzato il "transfert", raggiunta una verità insostituibile, la migliore tra le qualità dell'uomo.

Ovunque le capacità dell'individuo sanno realizzare le emozioni più violente o commoventi della razionalità e dell'intelligenza individuali, lì, si crea la poesia autentica.

La natura è arte che si rimodella, è vita che si ripete e rinasce sempre, è coscienza di una Bellezza sempre nuova. Allora, è proprio attraverso la storia che la vicenda dell'uomo viene narrata in Poesia e che si compie quell'unione quasi perfetta, che ci portiamo dentro da sempre. La poesia è allora più vicina alla Verità e alla conoscenza di quanto possiamo immaginare. Prendiamo nota che anche le parole di Oscar Wilde: "la natura imita l'arte" non sono molto ovvie, perlomeno per quanto riguarda la percezione della Bellezza nella natura (questa volta intesa come complesso di leggi che ci regolano). Bisogna chiarire che ogni creatura è un insieme indissolubile di materia e spiritualità. Le cose stesse, essendo partecipative alla vita reale possono essere spiritualizzate o demonizzate, in altre parole, lo spirito che esse nascondono può essere svelato dalla nostra esigenza contemplativa e conoscitiva. In tal modo anche i sensi, attraverso cui passa il flusso purificatore dell'essere, possono essi stessi essere purificati.

Tale teoria ad es. spiega quale sia lo scopo fondamentale dell'arte cinese. Uno dei sei famosi canoni di Hsieh-Ho insegna che il moto vitale è colto come unica risonanza spirituale dell'artista sulle cose circostanti, ovverosia dello stesso ispirato, attraverso la sua comunione con lo spirito del cosmo. Cosa, infatti, meglio dell'arte cinese è affine alla musica? I Cinesi per es. cercano di razionalizzare il Bello, cioè non esplorano il concetto occidentale di Bellezza come valore supremo, associato al Buono, al Vero. In Cina la Bellezza formale, contrariamente alla nostra mentalità non è isolata, risiede nel resto del suo contenuto, come ogni altra cosa umana, perciò i Cinesi non parlano di Bello come valore estetico, ma dello spirito che tutto lo coglie.

Da tale punto di vista, la conclusione che si può cogliere è che l'Arte orientale è l'opposto dell'individualismo più occidentale, si rivolge al trans-naturale, che si proietta verso l'elemento sacro che fa da – contraltare – e che è espresso nella natura e nelle cose.

Contrariamente all'Arte cinese e orientale, quella greca cercò la bellezza con l'intendimento preciso dell'autoconsapevolezza. Questo fu un avvenimento per l'umanità: poesia e arte si liberarono dal valore trascendente di bellezza e fu un passo avanti verso la conoscenza dello spirito umano che si realizzava in sé.

La poesia greca riconobbe il privilegio dell'uomo nel regno oggettivo della pura forma, comprese che il corpo umano è l'oggetto più bello in natura: rivelazione immensa, perché da lì prese forma la personalità individuale dell’uomo sulla teoria, sicché l'arte e la Poesia si prostrarono riconoscendone l'individualità meritoria dell'artista, che divenne il solo protagonista, compositore d'armonie e di creazioni perfette.

Per concludere queste brevi osservazioni, bisogna ricordare che arte greca e arte orientale sono rivolte alle cose, con l'unica differenza che la prima propone come elemento massimo della natura – l'uomo –, e ciò pur rimanendo dentro la natura stessa del cosmo, subordinandolo all'universalità, ma libero di esprimersi al meglio delle sue capacità interpretative e intellettive.

 

Ninnj Di Stefano Busà - per aminamundi novembre 2014


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