mercoledì 20 settembre 2017   ::  
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LOT - Santo dell'ospitalità nell'Antico Testamento

autore:   Jean Daniélou


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Allorché  Abramo, dopo aver peregrinato dalla terra dei caldei a Carran, da Carran in Egitto, venne infine a stabilirsi nel paese di Canaan. Dovette separarsi dal nipote  Lot, "perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme" (Gen. 13,6). Abramo dimorò  sulle colline della Giudea. Lot  scese  nella valle del Giordano "era un luogo irrigato da ogni parte, come il paradiso".

E' in questa regione, oggi desertica, tra le colline di Moab che dominano verso oriente il Mar Morto, che Lot  è stato oggetto di un culto presso i cristiani. A Madaba è stata ritrovata una chiesa che gli è consacrata, con iscrizioni indirizzate a "San Lot".

Questo culto è giustificato dalla Scrittura e dalla Tradizione. Già il lbro della Sapienza parla del "giusto" Lot (10,6). Gesù lo presentò come un modello di fede (Lc 17,,32s) e la Seconda lettera di Pietro lo celebrò (2,7). Clemente di Roma esalta la sua ospitalità e la sua pietà, oltre che la sua fiducia in Dio.

Ireneo giunge a vedere in lui una figura di Cristo e, se  sembra eccessiva, non va comunque dimenticato che Origene rende omaggio a Lot, vecchio patriarca.

La chiesa  inserirà San Lot nel Martirologio e la sua festa verrà celebrata il 10 ottobre.

Ora Lot è estraneo alla discendenza di Abramo. E' l'antenato  dei moabiti ed è proprio per questo che gli ebrei lo hanno tendenzialmente screditato, mentre i cristiani lo esultavano. Lot manifestava infatti l'universalità dell'appello alla fede. Egli fu parte dei precursori di Cristo nel mondo pagano. Giustino lo cita a questo titolo, accanto ad Adamo, Abele, Enoc, Noè e Melchìsedek, tra i "giusti" cioè  "pur non osservando il sabato, furono graditi a Dio".

In questo modo Lot attesta il fatto che nell'ordine naturale, certi uomini hanno potuto conoscere il vero Dio e servirlo.

Egli è stato dei santi della religione cosmica, della prima alleanza.

Mentre in Enoc appariva sopratutto la conoscenza del vero Dio, in Lot si rivela invece la pratica di vere virtù.  Dio, infatti si rivela in due modi nell'ordine naturale da una parte rivela la sua esistenza attraverso la sua provvidenza nel cosmo, ma dall'altra fa conoscere la sua legge attraverso la coscienza.  Il senso del bene e del male è inscritto nel cuore dell'uomo al di fuori da ogni rivelazione positiva.

Ce lo indica lo stesso san Paolo "Quando i pagani, che non hanno la Legge, per natura agiscono secondo la Legge, essi, pur non avendo la Legge, sono legge a se stessi." Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori" (Rm 2,14s). Questa Legge è una rivelazione in Dio perché non esiste una morale laica; esiste solo una morale religiosa . L'amore del bene non può avere altro fondamento che la volontà infinitamente santa di un Dio personale.

Lot appare come il modello del giusto secondo questa legge naturale scritta nel cuore e questo in due modi. Dapprima per l'ospitalità. Lot accoglie i due angeli che crede due viaggiatori, lava loro i piedi offre dei pani azzimi  (Gen,19). Ora l'ospitalità è una delle virtù fondamentali dell'ordine naturale; essa infatti  significa che ogni essere umano, in quanto tale deve essere rispettato, che il mondo biologico delle razze e dei popoli è superato. Questa ospitalità Lot la pratica sino all'eroismo. 

E'' il santo dell'ospitalità. Perciò abbiamo visto i padri della chiesa esaltare in lui questa virtù.

Lot è anche un modello di purezza e qui il suo comportamento ha un valore esemplare.

Sodoma e Gomorra sono diventati sinonimo di perversione sessuale e Lot attesta che già secondo l'ordine naturale, la realtà dell'amore sono sottomesse alla legge di Dio. San Paolo d'altronde ha insegnato nella Lettera ai Romani che la perversione dell'amore era conseguenza del fatto di aver abbandonato Dio. La purezza di Lot in mezzo a un mondo impuro è così una testimonianza della fedeltà a Dio. E' in un mondo come il nostro, in cui una sessualità insidiosa intacca una certa integrità spirituale. Il suo esempio ricorda che anche prima di ogni legge positiva la vera religione si è sempre manifestata attraverso la purezza.

A costituire la grandezza di Lot non è però solo la sua giustizia è il fatto di vivere in mezzo a un mondo peccatore. E' quanto ha notevolmente  sottolineato , la Seconda Lettera di Pietro:

"Dio condannò alla distruzione la città di Sodoma e Gomorra, radicandole in cenere, lasciando un segno ammonitore a quelli che sarebbero vissuti senza Dio. Liberò invece Lot, uomo giusto, che era angustiato per la condotta immorale di uomini senza legge. Quel giusto infatti, per quello che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, giorno dopo giorno si tormentava a motivo delle opere malevoli. Il Signore dunque sa liberare dalla prova chi gli è devoto, mentre riserva, per il castigo nel giorno della giustizia, gli iniqui, soprattutto coloro che vanno dietro alla carne con empie passioni e disprezzano il Signore." (2Pt 2,7s)-

Appare qui soprattutto la sofferenza di Lot davanti al peccato.  Legato a Dio e alla sua legge, la vista del peccato lo affligge. Questa sofferenza è la sofferenza dei santi.

Troppo spesso noi ci adattiamo al peccato del mondo, pur credendo di guardarcene. Lot però non si rassegna, questo disgusto per il peccato è particolarità di un cuore che ama Dio, perché Dio detesta il peccato. E tuttavia Lot si ostina ad abitare in mezzo ai peccatori. perché non è vero che nulla può fare per loro. Egli è l'espressione di un mondo in cui solo la testimonianza è possibile. in questo senso egli attesta l'impotenza della santità naturale  davanti al peccato del mondo. Nondimeno, egli può soffrire e questo sarà spesso l'atteggiamento del giusto, nell'accettazione della solitudine, in un mondo soffocato dal materialismo e dall'impurità.

Questa fedeltà di Lot non è però soltanto fedeltà a se stesso è "martirio senza la fede". Essa afferma infatti  che solo la virtù conduce alla vita, anche conto l'opinione di tutti.

Egli testimonia la verità futura  contro la menzogna del presente, rifiuta ostinatamente di lasciar separare fedeltà e felicità, coscienza e retribuzione, giustizia e salvezza. Proprio per questo la sua è una giustizia autentica, se è vero come diceva la Lettera agli Ebrei a proposito  di Enoc, che per essere giustificati, bisogna credere in Dio "ricompensa coloro che lo cercano" (Eb 11,6).

Quando l'angelo gli appare e lo invita a lasciare Sodoma con i suoi, egli obbedisce malgrado l'incredulità dei suoi (Gen 19,14-16). Si mette in cammino senza voltare lo sguardo indietro, tenendolo anzi fisso nella volontà di Dio. Sua moglie invece non può abbandonare la vita precedente, si volta indietro ed è tramutata in una statua di sale. (19-26).

Cristo stesso da a questo episodio il suo pieno significato

"in quel giorno, che si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose, non scenda a prenderle, così che si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot, Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà ma chi la perderà, la manterrà viva "(Lc, 31-33).

Lot è colui che all'appello di Dio, acconsente a lasciare le cose familiari per  inoltrarsi in paesi sconosciuti. Non si racchiude nel mondo della sua esperienza, ma si lascia guidare verso quelle terre straniere di cui non possiamo sapere nulla per esperienza anteriore perché Dio ci conduce la solo nella misura in cui confidiamo in lui. Lot può così uscire dalla prigione di se stesso, dal ciclo perpetuo della vita biologica, dall'alternanza di desideri e sazietà in cui vengono rinchiusi gli uomini di Sodoma.  Egli esce da Sodoma, cioè dalla schiavitù  dei sensi e sfocia nella libertà dello spirito.

Solo colui che parte così, senza speranza di ritorno, senza voltarsi indietro, solo colui che rischia così la vita ha trovato la via della vita, il cammino vivente, sul quale non smetterà mai d'avanzare. Colui che invece si volta indietro, colui che non accetta di lasciarsi spogliare, colui che trattiene avidamente  le sue ricchezze, si fissa, come la moglie di Lot,  nell'immobilità della morte spirituale e, credendo di salvare la vita, la perde e si perde, con essa. Il valore della figura di Lot sta nel fatto che egli non appartiene, come Melchìsedek o Enoc alla cerchia dei personaggi eminenti dei sacerdoti o dei sapienti delle epoche antiche.  Lot sembra un uomo semplice, un rappresentante della vita quotidiana.  Riassume pertanto in se tutte le virtù che improntano tante vite ordinarie  di innumerevoli uomini e donne che hanno conosciuto la luce interiore della coscienza, perché  vi hanno riconosciuto una rivelazione di Dio, in lui  la Scrittura riconosce l'autenticità delle virtù dei pagani e la salvezza alla quale essi li  introducono.

Jean Daniélou

(1905-1974) storico delle origini cristiane, teologo, creato cardinale rappresenta uno dei massimi esponenti della Nouvelle théologie.


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